Tutto quello che serve sapere prima che la merce parta. E i fogli su cui scriverlo.
Ogni pezzo parte da una fonte primaria e la collega al documento che la contiene, mai alla homepage dell’ente: un obbligo al testo che lo impone, un numero allo studio che lo misura. Dove una fonte non regge, il numero non si pubblica e la pagina dichiara perché. Trentuno pezzi portano un modello da compilare, in Word, Excel o PDF, senza modulo davanti e senza lasciare una mail.
Un pezzo solo, e copre tutta la strada: gli otto passaggi fra la richiesta di un compratore estero e la merce che parte. Gli altri quarantadue approfondiscono un passaggio alla volta.
Sette pagine non spiegano un documento: lo danno. Sono i fogli da compilare, in Word, Excel e PDF, con i campi già impostati. Link diretti, senza modulo davanti e senza lasciare una mail.
Il modello di scheda tecnica: il foglio, non la spiegazione del foglio
Chi cerca un modello ha già capito cosa scrivere, gli manca il foglio su cui scriverlo. Quattro file liberi, Word e PDF in italiano e in inglese, senza lasciare una mail. Dodici campi vengono dalle indicazioni obbligatorie dell’articolo 9 del regolamento europeo, gli altri da quello che il compratore chiede per chiudere il proprio conto.
Reg. (UE) 1169/2011, artt. 8 e 9 · SACE, il 57% delle piccole manifatturiere esporta
Packing list per l’export: il modello da compilare
Il foglio vuoto in quattro file, Excel e PDF, italiano e inglese, senza lasciare una mail. I quattro dati che la rendono un documento secondo la Camera di commercio di Torino, la differenza con il DDT (che nasce da una norma fiscale italiana, il DPR 472/1996), e il campo descrizione, che è quello che ferma i carichi.
CCIAA Torino, la distinta di carico · DPR 472/1996 · FedEx, documenti doganali
I documenti della spedizione: tre fogli, la stessa merce
Fattura per l’estero, packing list e prova di origine vengono compilate da persone diverse copiando da fogli diversi, ma chi controlla le legge insieme: quando la stessa merce è descritta in tre modi, la strada più rapida per lui è fermarsi e chiedere. La riga anagrafica unica che previene il fermo, e la soglia dei 6.000 euro sull’EUR.1.
Camera di commercio di Torino · Agenzia delle Dogane, soglia 6.000 €
Il listino export: EXW, FOB e MOQ spiegati a chi produce
Un prezzo senza Incoterm non è un prezzo: il compratore lo mette accanto a uno che include trasporto e dazi, e voi risultate più cari senza saperlo. Le cinque rese che un piccolo produttore incontra davvero, il minimo d’ordine ricavato dal pallet, e i sei elementi di un listino confrontabile.
ICC Academy, testo ufficiale sugli Incoterms · nessuna indicazione fiscale
Quanto costa davvero il primo ordine estero
I documenti camerali costano poche decine di euro, e non sono loro ad affondare il margine. Lo affondano le ore che nessuno fattura, gli adattamenti al mercato e la data dell’incasso. Il metodo delle quattro righe per decidere prima di dire sì, e perché una cifra unica onesta non esiste.
Camera di Commercio di Lecce, tariffe ufficiali · Intrum, European Payment Report 2025
Certificato sanitario e libera vendita: i tempi non si comprimono
Il compratore li chiede nella stessa riga, ma sono due documenti di due enti diversi, con procedure e tempi propri. E una regola che non perdona: nessun certificato può essere emesso se la merce è già partita. La domanda sui documenti si fa il primo giorno della trattativa, non la settimana del carico.
Ministero della Salute · ULSS 2 Marca Trevigiana · CCIAA Torino e Lecce
Spedire campioni alimentari all’estero: documenti, costi, errori
Tre vasetti regalati verso un paese extra UE viaggiano come una spedizione doganale in piena regola, con proforma, valore dichiarato e prova d’uscita da conservare. Le quattro righe del conto che nessuno fa, le quattro domande prima di preparare la scatola, e il registro a sei colonne.
Camera di commercio di Torino, campionature gratuite · tariffe CCIAA Lecce
La trattativa, dalla prima mail all’ordine. Chi conviene richiamare, cosa rispondere, come si costruisce un prezzo che il compratore riesce a confrontare, e quanto costa davvero il primo ordine quando si contano anche le ore.
Rispondere alla mail di un importatore estero
Il silenzio di tre giorni e il catalogo sparato addosso perdono la stessa richiesta, per la stessa causa: nessuno dei due fa una domanda. I quattro compiti della prima risposta, perché il listino non va mandato subito, e due modelli in inglese da adattare.
Harvard Business Review / InsideSales · CSA Research, 8.709 intervistati
Buyer serio o perditempo: i segnali prima di spendere
Una richiesta estera costa la scheda da tradurre, i campioni con la loro spedizione doganale e tre settimane di scambi, e si paga tutta prima di sapere chi c’è dall’altra parte. Quattro verifiche da dieci minuti, i cinque segnali che contano, e le tre domande da mandare prima del listino, col testo in inglese.
SACE · le PMI italiane alla prova dell’export
La scheda tecnica in inglese: i campi che il buyer chiede davvero
La leggono tre persone diverse e ognuna cerca cose diverse. Il blocco che manca quasi sempre è quello logistico, e senza quei numeri il compratore non può calcolare il trasporto, quindi non decide. I campi uno per uno, il modello in inglese da copiare, e i cinque errori che fermano una richiesta senza che nessuno vi dica perché.
Reg. UE 1169/2011, allegato II e articoli 15 e 30
Incoterm: chi paga cosa, e chi risponde in dogana
Una tabella sola, una riga per sigla: chi paga il trasporto principale, chi sdogana all’export, chi sdogana all’import, chi paga i dazi, dove passa il rischio. Perché DDP promesso senza poter fare il dichiarante nel paese d’arrivo è una promessa che non si mantiene, e cosa succede davvero quando l’Incoterm in fattura manca.
ICC, regole Incoterms® 2020 · ICC Academy, EXW o FCA · Codice doganale dell’Unione, art. 5
Quanto costa rispondere a mano: le sei righe del conto
Le ore di chi risponde stanno dentro uno stipendio che si paga comunque, quindi quella spesa non ha una riga e viene percepita come gratuita. Qui non c’è quanto vi costa: c’è il metodo per calcolarlo con i vostri tre numeri, e i due casi in cui il conto dice di non fare niente.
Sibill e Astraricerche, 500 PMI · Intrum EPR 2025 · CSA Research
Private label: le domande da fare prima di dire sì
Sembra un ordine grande, e sposta molto più del prezzo: la responsabilità sulle informazioni in etichetta, i costi dedicati, il magazzino, la quota di capacità che rende impossibile dire di no. Gli otto punti da chiarire per iscritto, e i tre casi in cui l’accordo ha senso davvero.
Reg. (UE) 1169/2011, art. 8 · nessuna statistica di margine: non regge la fonte
Dopo la fiera: cosa fare delle richieste raccolte
Il follow-up non salta per pigrizia: il contesto si perde allo stand, non alla scrivania, e con un biglietto da visita e basta si può scrivere solo un messaggio generico. I trenta secondi di nota che salvano il contatto, i tre gruppi al ritorno, e due modelli in inglese.
Nessuna statistica presa in prestito: il dato che gira sull’80% non esiste
Il distributore che non riordina: nessuno ve lo verrà a dire
È l’unica perdita dell’export che si manifesta come assenza, e le assenze non compaiono in nessuna lista. Un solo numero la rende visibile, si calcola con un foglio in un pomeriggio, e dice quale cliente va richiamato oggi. Con le tre cause reali di un riordino che salta e il messaggio che riapre la conversazione.
Nessuna statistica presa in prestito: il numero che conta è il vostro
Quale foglio serve, chi lo emette e con quanto preavviso. Quasi tutti i fermi in dogana nascono da una descrizione della merce che non coincide fra un documento e l’altro, e i tempi di rilascio degli enti non si comprimono.
La dichiarazione EX-1: chi la fa, e la prova da conservare
Il foglio che lo spedizioniere manda allo svincolo dimostra che la merce è stata svincolata, che è un momento prima di quello che serve. La prova dell’uscita arriva dopo ed è il messaggio di uscita conclusa, la merce ha novanta giorni per uscire, e se qualcosa si inceppa non arriva nessuna mail.
Agenzia delle dogane e dei Monopoli, regimi doganali · tracciamento MRN
EUR.1 o certificato di origine: non sono due nomi della stessa cosa
Il compratore scrive «mandami il certificato di origine» e lo spedizioniere risponde «serve l’EUR.1»: hanno ragione entrambi e parlano di due documenti diversi. Origine preferenziale e non preferenziale, due enti, due usi, la soglia dei 6.000 euro, e perché verso il Regno Unito l’EUR.1 non esiste.
CCIAA Torino · Agenzia delle Dogane · GOV.UK, soglia REX · CCIAA Lecce, tariffe
Esportatore autorizzato o REX: il conto che decide
Lo status si chiede per smettere di chiedere un documento: la dichiarazione su fattura ha lo stesso valore giuridico dell’EUR.1. Sotto i 6.000 euro non serve né l’uno né l’altro, ed è la soglia a decidere, non il fatturato. Il conto a quattro righe con i vostri numeri, i tre requisiti, e la Corea del Sud, dove lo status è l’unica via.
Agenzia delle Dogane, esportatore autorizzato e sistema REX · accordo UE-Corea
Il certificato sanitario: come si chiede, e quanto costa chiederlo tardi
Ovunque si trova scritto cosa è, quasi da nessuna parte come si chiede. A quale ASL, con quanti giorni di preavviso (tre, cinque o urgente entro 24 ore, cambia da azienda ad azienda), cosa si allega e quanto costa: si paga a tempo, e il decreto prevede una maggiorazione del 30 per cento per chi chiede sotto le ventiquattro ore.
D.Lgs. 32/2021, artt. 8 e 10 · tariffari e preavvisi dichiarati da tre ASL diverse
L’etichetta per l’export alimentare, paese per paese
Dentro l’Unione cambia la lingua, fuori cambia anche l’elenco: nove allergeni riconosciuti dalla FDA contro i quattordici europei, e una forma di dichiarazione diversa. Germania, Francia e Stati Uniti uno per uno, e perché la verifica precede la stampa del lotto, non la segue.
Reg. (UE) 1169/2011, artt. 13-15-21 · FDA · registro imballaggi tedesco
Licenza import export: cosa serve davvero, in ordine
In Italia non esiste un modulo per la licenza di import export. Esistono quattro cose diverse, con enti e tempi diversi, e una di queste è gratuita: le Dogane hanno pubblicato il 23 luglio 2025 un avviso sui portali che fanno pagare la registrazione del codice EORI. La parte che costa è l’ordine in cui si chiedono, perché le registrazioni del paese di destinazione durano mesi.
Agenzia delle Dogane, avviso EORI del 23 luglio 2025 · Ministero della Salute · CCIAA Lecce
Alcuni prodotti hanno un regime tutto loro, che una guida generica all’export alimentare non copre: il vino perché è sorvegliato, l’olio perché ha le regole di etichetta più strette che l’Europa abbia scritto.
Esportare vino: quale documento, chi lo emette, dove
In Italia l’accisa sul vino è zero e gli obblighi restano pieni: deposito fiscale, codice accisa e il documento che scorta la merce. All’esportazione quel documento può valere anche come certificato di origine, annata e varietà, e l’etichetta europea segue il vino anche fuori dall’Unione, dichiarazione nutrizionale compresa.
ADM, aliquote aggiornate al 19 marzo 2026 · Reg. (UE) 2018/273 · Reg. (UE) 1308/2013, art. 119 · TTB
Esportare olio di oliva: da dove si comincia, sette mercati
Si comincia da tre cose, non da un paese: il codice EORI, la scheda tecnica in inglese e un’etichetta che regge il regolamento europeo sull’olio. Confezione da non più di cinque litri, luogo di origine obbligatorio, e la trappola dell’acidità: se la si scrive in etichetta, vanno scritti anche perossidi, cere e assorbimento nell’ultravioletto.
Reg. (UE) 2022/2104 e 2022/2105 · FDA, importazione alimenti · CCIAA Lecce, tariffe
Dodici pagine, una per prodotto e paese, e ognuna porta un foglio Excel da scaricare. Ogni regola è collegata al testo che la impone: il registro federale americano, la tariffa giapponese letta voce per voce, le guide degli uffici svizzeri, britannici, canadesi, australiani e brasiliani.
Esportare vino in America: COLA, FDA e importatore
Il TTB guarda l’etichetta, l’FDA guarda la cantina. Importatore con il permesso federale, COLA prima della stampa, cantina registrata all’FDA con un agente negli Stati Uniti, e il rinnovo della registrazione che si apre il 1° ottobre degli anni pari. Con il foglio che calcola i tempi del prior notice.
27 CFR 1.20 e 4.40 · 21 CFR 1.227, 1.230, 1.241, 1.279, 1.501 · TTB
Esportare olio in America: FDA, FSVP ed etichetta
Due obblighi che il vino non ha: il programma di verifica del fornitore, che l’importatore deve tenere sul frantoio, e la tabella nutrizionale. Il foglio dice se rientrate nell’esenzione sotto le 100.000 unità vendute negli Stati Uniti, e calcola i tempi del prior notice.
21 CFR 1.501 e 1.502 · 21 CFR 101.9 · 21 CFR 1.279
Esportare vino in Cina: l’etichetta cinese e le date
La controetichetta cinese voce per voce: caratteri cinesi, grado in %vol, l’avvertenza obbligatoria sull’alcol, l’importatore registrato. Dal 16 marzo 2027 si applica la GB 7718-2025, che chiede in etichetta il numero di registrazione del produttore.
GB 2758-2012 · GB 7718-2011 e GB 7718-2025 · NHC
Esportare vino in Canada: monopoli, etichetta, formati
In Canada il vino lo compra l’ente provinciale degli alcolici, prima ancora che un distributore. L’etichetta va in inglese e in francese, e i formati di bottiglia ammessi sono dodici: il foglio controlla se il vostro è fra questi.
Justice Laws, IILA e SFCR · CFIA, bevande alcoliche
Esportare olio in Canada: extra vergine ed etichetta
La CFIA analizza l’autenticità dell’olio di oliva, e l’extra vergine deve restarlo fino al termine minimo, non solo al momento dell’imbottigliamento. Il foglio calcola quanti mesi di vita restano al lotto quando arriva a destinazione.
CFIA, avviso del 24 aprile 2025 · CFIA, grassi e oli
Esportare vino in Giappone: dazio zero e accisa
Con l’accordo UE-Giappone il dazio sul vino è zero, se la prova di origine viaggia con la merce. Senza, si paga il 15% o 125 yen al litro. L’accisa di 100 yen al litro resta in ogni caso, e il foglio fa il conto su una spedizione.
Tariffa doganale giapponese al 1 aprile 2026 · dogana giapponese, FAQ 3105
Esportare olio in Giappone: dazio zero ed etichetta
Sull’olio di oliva il Giappone non chiede dazio a nessuno. La partita si gioca sull’etichetta in giapponese, con cinque valori nutrizionali, e sulla notifica sanitaria di ogni importazione, entrambe in capo all’importatore.
Tariffa doganale giapponese, cap. 15 · MHLW, art. 27 · Governo metropolitano di Tokyo
Esportare vino in Svizzera: contingente, GEB e IVA
Il vino entra in Svizzera dentro un contingente di 1,7 milioni di ettolitri l’anno, e dai 20 kg lordi, circa 17 bottiglie, l’importatore deve avere la licenza GEB. L’IVA è all’8,1%, e il foglio fa il conto del peso e dell’imposta.
Ufficio federale dell’agricoltura · Amministrazione federale delle contribuzioni
Esportare olio in Svizzera: GEB, contributo e IVA
In Svizzera l’olio è una scorta obbligatoria dello Stato: oltre i 20 kg l’importatore deve avere la licenza di réservesuisse e paga un contributo per ogni kg. L’IVA è quella ridotta del 2,6%, e il foglio fa i conti.
réservesuisse, guida alla GEB dal 1 ottobre 2025 · AFC
Esportare vino nel Regno Unito: etichetta e accisa
Dopo la Brexit il VI-1 non si chiede più, ma l’etichetta cambia fra Inghilterra e Scozia e l’accisa si paga sull’alcol: 30,62 sterline per litro di alcol puro nella fascia del vino. Il foglio la calcola per bottiglia.
GOV.UK, importazione di vino · GOV.UK, aliquote Alcohol Duty dal 1 febbraio 2026
Esportare vino in Australia: etichetta e WET
Tre righe di retroetichetta che l’Europa non chiede: l’avvertenza sulla gravidanza, il numero di standard drinks e un grado che non può sbagliare di più dell’1,5%. Sul valore si somma la WET del 29%, e il foglio fa tutti e tre i conti.
Food Standards Code, Standard 2.7.1 · FSANZ · Australian Taxation Office
Esportare vino in Brasile: certificati e laboratorio
In Brasile il certificato di analisi del vino vale solo se lo rilascia un laboratorio registrato nel SISCOLE. Con l’importatore su SIPEAGRO, il certificato di origine e l’esito «Apto» dell’ispezione, la checklist dei documenti del ministero dell’agricoltura.
MAPA, aggiornata al 10 marzo 2026 · IN 39/2017, allegato XLI
Sei mercati, e per ognuno la cosa che cambia davvero: chi deve avere la licenza, in quante lingue va scritta l’etichetta, cosa va registrato prima di vendere. La lista definitiva la decide sempre il paese di arrivo.
Esportare in Svizzera: a un’ora di strada, e si comporta come un altro continente
Confina con l’Italia e resta un paese terzo, con dogana vera. Il dazio si calcola in franchi per 100 kg di peso lordo, imballaggio compreso, quindi il vetro paga più della busta. L’imposta all’importazione sulle derrate è il 2,6%, e l’etichetta può restare in italiano perché l’italiano è lingua ufficiale della Confederazione.
BLV · Ufficio federale della dogana · Amministrazione federale contribuzioni · ODerr art. 36
Esportare nel Regno Unito: la regola che costa di più sta sull’etichetta
Si discute sempre di dogana, e la voce che cambia il conto è una riga di indirizzo: dal 1° gennaio 2024 sugli alimenti preimballati venduti in Gran Bretagna serve un indirizzo britannico, quindi quello del vostro importatore. Più la dichiarazione di sicurezza dal 31 gennaio 2025 e la prenotifica IPAFFS con un giorno lavorativo di anticipo.
GOV.UK, quattro pagine con la data di ultimo aggiornamento dichiarata
Esportare in Canada: la licenza è sua, i documenti che la reggono sono vostri
Nessuno vi chiederà una licenza: vi chiederà di sostenere quella dell’importatore, il cui piano di controllo preventivo deve verificare il fornitore estero. Da qui la mole di carte che una trattativa canadese produce. Più l’etichetta obbligatoriamente bilingue e la dichiarazione di origine CETA con il numero REX sopra i 6.000 euro.
Canadian Food Inspection Agency, due guide · Agenzia delle Dogane, CETA
Esportare in Cina: il cancello non è il prezzo
In quasi tutti i mercati la conformità arriva dopo la trattativa. Qui l’ordine è rovesciato: senza lo stabilimento registrato non c’è nessuna spedizione da preparare. Dal 1° giugno 2026 si applica il decreto 280, che ha sostituito il 248 del 2021. Pagina volutamente corta: su questa materia una lista precisa e vecchia fa più danno di un rimando al portale.
Portale CIFER · analisi regolatoria; il sito delle dogane cinesi non si è aperto, ed è detto
Esportare in Brasile: prima si capisce chi comanda sul vostro prodotto
Due autorità e due percorsi, divisi per natura del prodotto e non per categoria commerciale: origine animale al ministero dell’agricoltura, il resto all’agenzia sanitaria. Cinque condizioni cumulative dall’articolo 486 del decreto 9.013/2017, e un’etichetta che dal 9 ottobre 2022 porta l’informazione nutrizionale sul fronte della confezione.
Ministero dell’agricoltura brasiliano, art. 486 · ANVISA, rotulagem
Esportare a Dubai: l’etichetta si registra prima di vendere
La conformità non arriva alla frontiera, arriva prima: il prodotto va registrato nel sistema ZAD prima di essere immesso sul mercato, e nessun alimento entra nel paese la prima volta senza l’approvazione del ministero federale. La parte che sorprende è che anche una modifica di ricetta o di grafica riapre l’adempimento.
Portale ufficiale del governo degli Emirati · CCIAA Lecce, legalizzazione
Cosa si applica a una PMI che usa strumenti di intelligenza artificiale, da quando, e con quali conseguenze. Ogni obbligo è collegato all’articolo che lo impone, e le date sono quelle aggiornate agli ultimi rinvii.
L’AI Act è già applicabile. La parte che riguarda voi è più piccola di quanto sembra.
Quali obblighi impone a un’azienda che usa l’intelligenza artificiale: quali la riguardano, da quando, e le quattro cose da sistemare.
Reg. (UE) 2024/1689, art. 4 e 50
A chi si applica l’AI Act, e con quale ruolo
Il ruolo non si sceglie, si ricava dai fatti. E c’e' un articolo che sposta un’azienda da utilizzatore a fornitore senza che nessuno firmi niente: basta metterci il proprio marchio, o cambiare la finalita' di uno strumento generico.
Reg. (UE) 2024/1689, art. 2, 3, 16, 25 e 26
AI Act: tutte le scadenze, aggiornate al rinvio di luglio 2026
Il 24 luglio 2026 il calendario e' stato riscritto e le date dell’alto rischio sono slittate al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028. Il rinvio riguarda pero' proprio la parte che una piccola impresa non usa, mentre quella che la riguarda e' gia' scaduta.
Reg. (UE) 2024/1689, art. 111 e 113 / Reg. (UE) 2026/1744
I livelli di rischio dell’AI Act, e il punto in cui una PMI ci finisce dentro
La piramide colorata non sta nel regolamento, e la classificazione segue l’uso invece dello strumento. Il punto 4 dell’allegato III mette la selezione del personale nell’alto rischio: basta comprare qualcosa che screma i curriculum.
Reg. (UE) 2024/1689, art. 5, 6 e allegato III
La formazione sull’AI e' obbligatoria, e l’obbligo e' scattato prima di quello che tutti guardano
L’articolo 4 si applica dal 2 febbraio 2025, diciotto mesi prima dell’articolo 50. Non serve un corso con l’attestato: la Commissione europea scrive che basta un registro interno delle iniziative fatte.
Reg. (UE) 2024/1689, art. 4 / Commissione europea, AI Literacy Q&A
Le sanzioni dell’AI Act: i numeri che circolano sono i massimi
Trentacinque milioni e' un massimo teorico legato alle pratiche vietate. Per le PMI il paragrafo 6 dell’articolo 99 ribalta il criterio: si applica l’importo inferiore fra cifra fissa e percentuale, non il maggiore.
Reg. (UE) 2024/1689, art. 99, 100 e 101 / GDPR, art. 83
AI Act e GDPR: il secondo non ha cancellato il primo
L’articolo 2 dichiara di lasciare impregiudicato il GDPR, quindi i due si sommano. Per una PMI il Garante non vigila sull’AI Act: quello lo fa l’ACN. E le valutazioni d’impatto sono due, non una.
Reg. (UE) 2024/1689, art. 2, 26, 27 e 74 / GDPR, art. 28 e 35
La legge italiana sull’intelligenza artificiale: cinque cose che il regolamento europeo non dice
In vigore dal 10 ottobre 2025. Tocca il lavoro, le professioni intellettuali, i dati dei minori, il diritto d’autore (ora dice «opere dell’ingegno umano») e introduce un reato che prima non esisteva.
Legge 23 settembre 2025 n. 132, art. 4, 11, 13, 20, 24, 25 e 26
Quattro pezzi partono da una statistica pubblicata e fanno tre cose: dicono cosa misura davvero, cosa implica per un’impresa italiana, e in quale punto quel dato non va tirato. La fonte è sempre lo studio originale, mai la citazione di seconda mano.
Quale processo automatizzare per primo: il metodo, non l’elenco degli strumenti
Una lista di strumenti risponde alla domanda sbagliata, e invecchia. Qui il metodo: si mappa quello che succede davvero in una settimana, si mettono quattro valori accanto a ogni riga (frequenza, ripetitività, costo dell’errore, proprietà del dato), si prende una misura di partenza a mano, e si guarda il tasso di correzione dopo.
Sibill · Astraricerche, 500 PMI · OECD; nessuna percentuale di risparmio promessa
L’81% delle PMI italiane usa l’AI. Una su quattro l’ha integrata.
Fra i due numeri ci sono cinquantasei punti percentuali, e in quello spazio sta la maggioranza delle aziende che hanno già pagato per l’intelligenza artificiale senza aver ancora incassato niente. Il costo, per inciso, è indicato come barriera principale solo dal 6,6%.
Sibill · Astraricerche, 500 PMI / OECD, oltre 5.000 PMI in 7 paesi
Cinque minuti. Poi la richiesta è di qualcun altro.
Quasi tutte le aziende pensano di rispondere in fretta e quasi nessuna lo ha mai misurato. Cosa dice davvero il dato sulle prime risposte, perché il ritardo non nasce dalla lentezza delle persone, e come si ottiene la propria misura di partenza in un pomeriggio.
Harvard Business Review · InsideSales
L’80% dell’assistenza sarà automatica. E il 64% dei clienti preferirebbe di no.
Due previsioni dallo stesso ambito di ricerca, che sembrano contraddirsi e non si contraddicono. La parola che regge tutta la prima è «comuni», e viene tagliata via da quasi tutte le citazioni.
Gartner, comunicato del 5 marzo 2025
Le statistiche che circolano sull’automazione sono spesso citate senza che nessuno abbia aperto la ricerca. Qui ogni numero è collegato al documento che lo contiene, e quando la fonte non regge il numero non viene pubblicato. È il motivo per cui questi articoli sono pochi.
Se un termine non è chiaro.
Il glossario raccoglie 131 voci fra intelligenza artificiale, automazione, dati e conformità, definite in italiano. Dove il termine ha una conseguenza operativa, la voce la dichiara.