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Export6 settembre 20268 minuti di lettura

Esportare in Svizzera. È a un’ora di strada e si comporta come un altro continente.

La Svizzera confina con l’Italia, parla anche italiano e compra volentieri prodotti italiani. E resta, dal punto di vista doganale, un paese terzo come il Brasile.

In breve

C’è una dogana vera. La Svizzera non è nell’Unione europea e non è nell’unione doganale: ogni spedizione richiede una dichiarazione doganale di esportazione e una di importazione, con lo stesso corredo documentale di una spedizione extra UE.

Il dazio si calcola sul peso, non sul valore. L’autorità doganale svizzera applica aliquote in franchi per 100 kg di peso lordo, e nel peso lordo entra l’imballaggio. Un prodotto in vetro paga più dello stesso prodotto in busta.

L’etichetta può restare in italiano, perché l’italiano è una lingua ufficiale della Confederazione. Il contenuto però deve rispettare le regole svizzere, che non coincidono con quelle europee.

Questo pezzo fa parte della guida all’export operativo per il piccolo produttore alimentare e apre la serie dei singoli mercati. Se prima vi serve capire chi paga il trasporto e i dazi, la risposta sta in Incoterm: chi paga cosa.

La sorpresa vera: è un paese terzo

La vicinanza inganna. Molti primi esportatori trattano una spedizione verso Lugano come una spedizione verso Milano, e scoprono la differenza quando il camion si ferma. Servono la dichiarazione doganale di esportazione dal lato italiano, quella di importazione dal lato svizzero, e il corredo documentale completo.

Le conseguenze pratiche sono tre: qualcuno deve figurare come importatore in Svizzera, i tempi si allungano di un passaggio, e le voci di costo si moltiplicano. Nessuna di queste è grave, tutte e tre sorprendono chi non le ha messe in preventivo.

Il certificato sanitario, di solito, non serve

Qui la Svizzera è più semplice di quanto ci si aspetti. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria scrive, per le importazioni dall’Unione europea: «Grundsätzlich können Lebensmittel ohne Zeugnis in die Schweiz importiert werden», cioè che in linea di principio gli alimenti si possono importare senza certificato.

Le eccezioni ci sono e vanno verificate sul prodotto: per gli alimenti di origine animale provenienti da paesi terzi valgono prescrizioni particolari, e per i funghi selvatici dell’Europa orientale esiste un obbligo di certificato. La regola generale, per un prodotto vegetale trasformato di origine europea, resta quella.

Il rovescio della semplicità sta in un’altra riga della stessa fonte: gli importatori assicurano, nell’ambito del proprio autocontrollo, che le merci rispettino i requisiti di legge. La verifica non sparisce, si sposta sul vostro compratore, che di conseguenza chiederà a voi documenti e schede.

Il dazio si paga sul peso lordo

È il punto in cui il conto cambia rispetto a qualsiasi altro mercato. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini calcola i tributi sul peso lordo, con aliquote espresse in franchi per 100 kg. Nel peso lordo rientrano, testualmente, «il peso effettivo (massa netta) della merce e da quello degli imballaggi, della riempitura e dei supporti sui quali la merce è presentata».

Restano fuori i materiali di trasporto veri e propri: container, pallet riutilizzabili, strutture di fissaggio. Dentro invece ci sono il vasetto, il tappo, l’etichetta, il cartone. Per un alimentare in vetro questa è una voce che pesa davvero, e va calcolata prima di quotare, non dopo.

Un prodotto in vetro e uno in busta, a parità di contenuto, pagano dazi diversi alla frontiera svizzera. La confezione è una decisione commerciale che diventa una voce doganale.

VoceCome funziona in SvizzeraCosa cambia rispetto a un mercato UE
Doganadichiarazione

Servono la dichiarazione di esportazione dal lato italiano e quella di importazione dal lato svizzero, con il corredo documentale completo.

Dentro l’Unione non esiste nessuno dei due passaggi. È la differenza che sorprende di più, perché la distanza è la stessa.

Daziobase di calcolo

In franchi per 100 kg di peso lordo, imballaggio, riempitura e supporti inclusi.

Nessun dazio fra Stati membri. E dove il dazio esiste, di norma si calcola sul valore: qui sul peso, quindi la confezione entra nel conto.

Impostasull’importazione

Aliquota ridotta del 2,6% per derrate alimentari e additivi, contro l’8,1% normale. Bevande alcoliche escluse.

Nelle cessioni intracomunitarie l’imposta non si assolve alla frontiera. Qui la paga chi importa, e chi importa dipende dall’Incoterm.

Etichettalingua

Almeno una lingua ufficiale della Confederazione. L’italiano è una di queste.

In un altro Stato membro serve la lingua di quel mercato. Qui il testo italiano regge, se il contenuto rispetta le regole svizzere.

Certificatosanitario

In linea di principio non richiesto per gli alimenti provenienti dall’Unione europea, con eccezioni per origine animale e funghi selvatici.

Come dentro l’Unione, ma la responsabilità si sposta sull’autocontrollo dell’importatore, che perciò chiede documenti a voi.

L’imposta sull’importazione

Al dazio si aggiunge l’imposta sul valore aggiunto svizzera all’importazione. Dal 1° gennaio 2024 l’aliquota normale è l’8,1%, quella ridotta il 2,6%, quella speciale per l’alloggio il 3,8%. Le derrate alimentari e gli additivi rientrano nell’aliquota ridotta del 2,6%, con l’eccezione delle bevande alcoliche.

Il 2,6% è una buona notizia per chi vende cibo, perché il costo di ingresso resta contenuto rispetto ad altri mercati. Chi la paga, e come si recupera, dipende da chi figura come importatore, e quindi dall’Incoterm che avete scritto in offerta.

Un punto da portare al commercialista

Questa pagina riporta l’aliquota svizzera come voce di costo del compratore e non dà indicazioni fiscali italiane. Il trattamento della vostra cessione all’esportazione, la prova d’uscita e le conseguenze di una consegna sdoganata si decidono con il commercialista, portandogli l’offerta e la condizione di resa.

L’etichetta può restare in italiano

L’ordinanza svizzera sulle derrate alimentari e gli oggetti d’uso, all’articolo 36, chiede che le indicazioni siano fornite «in almeno una lingua ufficiale della Confederazione; eccezionalmente possono essere redatte in un’altra lingua solo se in tal modo i consumatori in Svizzera sono informati sulla derrata alimentare in modo sufficiente e inequivocabile».

L’italiano è una lingua ufficiale della Confederazione, quindi un’etichetta italiana soddisfa il requisito linguistico. È un vantaggio concreto rispetto a mercati dove serve una traduzione, e va detto al compratore perché abbassa il costo di ingresso della vostra referenza.

Il requisito linguistico però non è il solo. Il contenuto dell’etichetta deve rispettare le regole svizzere, che sui valori nutrizionali, sulle denominazioni e su alcune indicazioni non coincidono con quelle europee. La verifica va fatta prima di stampare il lotto, come per ogni altro mercato.

La prova di origine, che qui conviene

La Svizzera è fra i paesi legati all’Unione europea da accordi doganali preferenziali. Significa che con la prova di origine giusta il vostro compratore paga un dazio ridotto o non lo paga, e che quella prova è un argomento di vendita reale: abbassa il suo prezzo di sbarco senza toccare il vostro.

Sotto i 6.000 euro la dichiarazione si rende in fattura, sopra serve l’EUR.1 vistato dalla dogana oppure uno status registrato. La differenza fra i due documenti, e come si sceglie, sta in EUR.1 o certificato di origine.

Quando le regole di tre paesi non stanno in testa a una persona

Con la Svizzera sola, l’elenco si impara in una settimana e resta. Con Svizzera, Regno Unito e un terzo mercato, ognuno con le sue soglie, le sue scadenze e i suoi documenti, l’elenco smette di stare in testa a chiunque, e la prima cosa che si perde è sempre una data.

È il momento in cui le scadenze vanno tolte dalla memoria e messe in un posto che le guarda da solo, con gli avvisi sulle scadenze operative. Con un vincolo che vale più della tecnologia, ed è scritto in Etica: il sistema prepara e segnala, ma nessun documento parte senza che una persona lo abbia letto e approvato.

Se il vostro caso è più stretto di questa pagina

Le eccezioni contano più della regola, e dipendono dal prodotto. Se ci scrivete che cosa vendete e in che confezione, vi diciamo quali dei punti qui sopra vi riguardano davvero, e quali potete ignorare. Sul dazio a peso lordo, in particolare, la confezione cambia il conto, e conviene chiederlo prima di quotare.

Risponde una persona, la stessa che poi costruisce i sistemi, entro 24 ore, con una lettura della situazione e non con un preventivo. Si scrive da qui, e basta una riga.

Domande e risposte

Serve un certificato sanitario per esportare alimenti in Svizzera?

Di norma no. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria scrive che gli alimenti provenienti dall’Unione europea possono in linea di principio essere importati in Svizzera senza certificato.

Le eccezioni riguardano gli alimenti di origine animale da paesi terzi, soggetti a prescrizioni particolari, e i funghi selvatici dell’Europa orientale, per i quali il certificato è obbligatorio. La verifica va fatta sul singolo prodotto prima della spedizione.

Come si calcola il dazio doganale svizzero?

Sul peso, non sul valore. L’autorità doganale svizzera applica aliquote in franchi per 100 kg di peso lordo, e nel peso lordo rientrano il peso effettivo della merce, gli imballaggi, la riempitura e i supporti su cui la merce è presentata.

Restano fuori container, pallet riutilizzabili e strutture di fissaggio. La conseguenza pratica è che un prodotto confezionato in vetro paga più dello stesso prodotto in busta, e la scelta della confezione diventa una voce doganale.

Quanta IVA si paga sull’importazione di alimenti in Svizzera?

Le derrate alimentari e gli additivi rientrano nell’aliquota ridotta del 2,6%, in vigore dal 1° gennaio 2024. L’aliquota normale è l’8,1% e quella speciale per il settore alberghiero il 3,8%. Le bevande alcoliche restano fuori dall’aliquota ridotta.

Chi la paga dipende da chi figura come importatore, e quindi dalla condizione di resa scritta in offerta. Il trattamento fiscale italiano della cessione va discusso con il proprio commercialista.

L’etichetta deve essere tradotta in tedesco o francese?

No, se è in italiano. L’articolo 36 dell’ordinanza svizzera sulle derrate alimentari chiede che le indicazioni siano in almeno una lingua ufficiale della Confederazione, e l’italiano è una di quelle.

Il requisito linguistico però non esaurisce la conformità: il contenuto dell’etichetta deve rispettare le regole svizzere, che su denominazioni, valori nutrizionali e alcune indicazioni non coincidono con quelle europee. La verifica va fatta prima di stampare il lotto.

Serve l’EUR.1 per spedire in Svizzera?

Dipende dal valore. La Svizzera è fra i paesi legati all’Unione europea da accordi doganali preferenziali, quindi la prova di origine consente al compratore di pagare un dazio ridotto o nessun dazio.

Sotto i 6.000 euro di valore la dichiarazione di origine si rende direttamente in fattura. Sopra quella soglia serve l’EUR.1 vistato dalla dogana, oppure uno status registrato che vi autorizzi a dichiarare l’origine da soli.

Note sulle fonti

  1. Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (BLV), importazione di derrate alimentari dall’Unione europea, per la regola generale sull’assenza di certificato, le eccezioni e l’autocontrollo dell’importatore. La frase citata è ripresa alla lettera dal testo tedesco.
  2. Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (BAZG), base di calcolo doganale, per il peso lordo, la sua composizione e le aliquote in franchi per 100 kg. La definizione fra virgolette è testuale.
  3. Amministrazione federale delle contribuzioni, aliquote IVA svizzere, per l’8,1%, il 2,6% e il 3,8% in vigore dal 1° gennaio 2024 e per l’inclusione delle derrate alimentari nell’aliquota ridotta.
  4. Ordinanza sulle derrate alimentari e gli oggetti d’uso (ODerr, RS 817.02), testo su Fedlex, articolo 36 capoverso 2 lettera c per il requisito linguistico, citato alla lettera.
  5. Le fonti svizzere sono state aperte e lette il 6 settembre 2026. Questa pagina non pubblica aliquote di dazio per singola voce tariffaria, perché cambiano per categoria di prodotto: quelle si leggono nella tariffa doganale elettronica svizzera, voce per voce, con il codice del vostro prodotto.
·Il passo successivo

Un mercato nuovo è una lista di regole, non un salto nel buio.

La Svizzera si impara in una settimana e poi resta uguale per anni. Il lavoro vero comincia al terzo mercato, quando le liste diventano tre e nessuno se le ricorda tutte. Se volete capire quale pezzo della vostra macchina perde per primo, il Diagnostico misura cinque dimensioni in cinque minuti. Niente spam: il referto è vostro.