L’etichetta cambia con il paese. E si verifica prima di stampare il lotto.
Un errore di etichetta trovato sul file grafico costa mezz’ora di lavoro. Lo stesso errore trovato su ventimila etichette già stampate costa la ristampa, e trovato sulla merce già etichettata costa una persona che stacca adesivi in magazzino.
Quello che segue vale per gli alimentari. Due prodotti hanno in più un corpo di regole proprio, che si legge insieme a questa pagina e non al suo posto: le menzioni obbligatorie del vino e le norme di commercializzazione dell’olio di oliva.
Dentro l’Unione europea cambia la lingua, non l’elenco. Le informazioni obbligatorie sono armonizzate dal Regolamento (UE) n. 1169/2011, ma l’articolo 15 impone che compaiano in una lingua comprensibile ai consumatori del paese in cui il prodotto viene venduto. Tedesco per la Germania, francese per la Francia.
Fuori dall’Unione cambia anche l’elenco. Gli Stati Uniti riconoscono nove allergeni maggiori, l’allegato II del regolamento europeo ne elenca quattordici. Sedano, senape, solfiti, lupini e molluschi sono obbligatori in Europa e assenti dalla lista statunitense. Cambia anche il modo di dichiararli.
La verifica precede la stampa, e precede la quotazione. Lo stesso regolamento fissa un’altezza minima dei caratteri, quindi la conformità dipende da decisioni che vengono prese quando il file va in tipografia. Dopo, ogni correzione si paga in magazzino.
Questo pezzo fa parte della guida all’export operativo per il piccolo produttore alimentare e copre il sesto dei suoi otto passaggi: l’adattamento dell’etichetta al mercato di destinazione.
Il modello, da scaricare
Un file, due fogli. Il primo è la tabella: nove requisiti per sette mercati, con quello che le schede di questo sito hanno verificato sulle fonti, e tre colonne vuote per scrivere cosa avete verificato sul vostro prodotto, quando e su quale fonte. Dove la verifica non è stata fatta la cella dice «da verificare», e non riempie il buco. Il secondo foglio porta le sei domande al compratore, in inglese e in italiano, con lo spazio per la risposta.
| File | Cosa contiene | Link |
|---|---|---|
| Etichetta per paeseExcel, due fogli | Nove requisiti per sette mercati con le colonne di verifica, e le sei domande al compratore da compilare. |
I file sono liberi. Non c’è un modulo davanti, non chiediamo un indirizzo e non ci arriva nessuna notifica quando qualcuno li scarica. La seconda domanda al compratore, chi immette il prodotto sul mercato, è quella che vale di più, e la tabella mostra perché: decide chi risponde degli imballaggi in Germania e in Francia.
La regola europea: la lingua del paese in cui si vende
Dentro l’Unione europea le informazioni obbligatorie sugli alimenti sono armonizzate dal Regolamento (UE) n. 1169/2011. Armonizzate vuol dire che l’elenco delle voci obbligatorie è lo stesso in tutti gli Stati membri. Non vuol dire che l’etichetta italiana vada bene ovunque.
L’articolo 15 è breve e conviene averlo per esteso: «Le informazioni obbligatorie sugli alimenti devono apparire in una lingua facilmente comprensibile da parte dei consumatori degli Stati membri nei quali l’alimento è commercializzato», e sul proprio territorio gli Stati membri «possono imporre che tali indicazioni siano fornite in una o più lingue ufficiali dell’Unione».
C’è poi un secondo articolo che nessuno legge e che decide se il vostro adesivo è una soluzione o un problema. L’articolo 13 stabilisce che le informazioni obbligatorie sono apposte in un punto evidente, «facilmente visibili, chiaramente leggibili ed eventualmente indelebili», e che «non sono in alcun modo nascoste, oscurate, limitate o separate da altre indicazioni scritte o grafiche o altri elementi suscettibili di interferire».
Un adesivo conforme applicato prima dell’immissione sul mercato è una pratica comune. Un adesivo che copre un’informazione obbligatoria che stava sotto, no.
Lo stesso articolo 13 fissa anche la dimensione minima dei caratteri: altezza della x pari o superiore a 1,2 millimetri, che scende a 0,9 millimetri sugli imballaggi la cui superficie maggiore è inferiore a 80 centimetri quadrati. È una regola tipografica, e si rispetta o si viola nel momento in cui qualcuno decide il layout, non dopo.
Germania: la lingua è la parte facile
Per la Germania serve il tedesco in etichetta, e questa è la parte che tutti sanno. La parte che sorprende riguarda l’imballaggio, e non compare in nessuna etichetta.
La Germania impone a chi immette per primo imballaggi sul proprio mercato di registrarsi nel registro imballaggi LUCID e di partecipare a un sistema di raccolta. Chi sia l’obbligato dipende da come vendete, ed è qui che si concentrano gli equivoci: se vendete a un importatore o a un distributore stabilito in Germania, è lui a immettere la merce sul mercato, quindi l’obbligo è suo; se vendete direttamente ai consumatori finali, tipicamente dal vostro sito, l’obbligo è vostro.
Per la vendita diretta al consumatore finale c’è una novità con una data precisa: dal 12 agosto 2026 le aziende estere senza sede in Germania che vendono direttamente ai consumatori finali devono nominare un rappresentante autorizzato stabilito in Germania e indicarlo nel registro.
La registrazione nel registro, però, resta un adempimento personale: il rappresentante assume gli altri obblighi, quello no. L’assenza di una registrazione valida comporta il divieto di distribuzione dei prodotti in Germania.
Fonte: Zentrale Stelle Verpackungsregister, l’autorità che gestisce il registro.
Francia: due filiere separate, e una domanda che le fonti pubbliche non chiudono
In Francia vale una logica analoga: la responsabilità estesa del produttore sugli imballaggi e le regole di informazione sulla raccolta differenziata ricadono su chi immette il prodotto sul mercato francese. Con due complicazioni in più, che conviene conoscere prima di quotare.
La prima: gli imballaggi destinati alle famiglie e quelli professionali seguono due filiere separate, con obblighi e interlocutori diversi. Confonderle porta a chiedere la cosa giusta all’ente sbagliato.
La seconda la dichiariamo apertamente: su chi risponda esattamente quando il fornitore è estero, le fonti pubbliche non danno una risposta univoca. Abbiamo provato a chiuderla due volte e non si chiude, quindi non la chiudiamo qui. Chi vi dicesse il contrario con sicurezza, su questo punto specifico, sta semplificando.
La conseguenza pratica però non cambia, ed è la stessa della Germania: chi è, formalmente, che immette la merce sul mercato di quel paese? Va messo per iscritto nell’accordo con il compratore prima della prima spedizione, insieme a chi si fa carico degli adempimenti sugli imballaggi. Un accordo commerciale dice chi paga, non sempre chi risponde.
Stati Uniti: cambia la lista degli allergeni, e cambia la forma
Verso gli Stati Uniti il salto è più grande, perché non si tratta di tradurre un’etichetta europea. Le due liste di allergeni non coincidono, e nemmeno il modo di dichiararli.
La FDA riconosce nove allergeni maggiori: latte, uova, pesce, crostacei, frutta a guscio, arachidi, grano, soia e sesamo, aggiunto dal primo gennaio 2023 con il FASTER Act. L’allegato II del regolamento europeo ne elenca quattordici, e comprende sedano, senape, anidride solforosa e solfiti, lupini e molluschi: cinque voci che nella lista statunitense non esistono.
Cambia anche la forma della dichiarazione. In Europa l’articolo 21 impone che la denominazione dell’allergene sia «evidenziata attraverso un tipo di carattere chiaramente distinto dagli altri ingredienti elencati, per esempio per dimensioni, stile o colore di sfondo». Negli Stati Uniti la FDA prevede due modi alternativi: tra parentesi accanto al nome dell’ingrediente, oppure in una dichiarazione «Contains» subito dopo l’elenco degli ingredienti.
A questo si aggiungono adempimenti che riguardano l’azienda prima ancora del prodotto: uno stabilimento estero che produce, lavora, confeziona o stocca alimenti destinati agli Stati Uniti deve essere registrato presso la FDA e designare un US Agent, e per ogni spedizione va presentata una Prior Notice prima dell’arrivo.
Due prodotti hanno una pagina americana tutta loro: esportare vino negli Stati Uniti, con il COLA e il rinnovo FDA, ed esportare olio negli Stati Uniti, con il FSVP e l’esenzione nutrizionale.
| Mercato | Cosa cambia in etichetta | Chi ne risponde |
|---|---|---|
| Unione europeaaltro Stato membro | Stesse voci obbligatorie, nella lingua del paese di vendita (art. 15). Allergeni evidenziati nell’elenco ingredienti (art. 21). Caratteri con altezza della x da 1,2 mm. |
Il produttore, che deve fornire un’etichetta conforme o consentirne l’adeguamento prima della vendita. |
| Germaniavendita a un distributore | Etichetta in tedesco. Registrazione nel registro imballaggi LUCID e partecipazione a un sistema di raccolta. |
Il distributore tedesco, perché è lui a immettere per primo la merce sul mercato. |
| Germaniavendita al consumatore finale | Etichetta in tedesco. Registrazione LUCID e, dal 12 agosto 2026, rappresentante autorizzato stabilito in Germania. |
Il produttore italiano. La registrazione resta personale anche dopo la nomina del rappresentante. |
| Francia | Etichetta in francese. Responsabilità estesa del produttore sugli imballaggi, con filiere separate per imballaggi domestici e professionali. |
Chi immette il prodotto sul mercato francese. Con fornitore estero le fonti pubbliche non danno una risposta univoca, e va definito per iscritto. |
| Stati Uniti | Nove allergeni maggiori invece di quattordici, dichiarati tra parentesi o con la formula «Contains». Registrazione dello stabilimento, US Agent, Prior Notice. |
Il produttore per registrazione e US Agent. Le verifiche sul fornitore estero ricadono sull’importatore, che chiederà a voi la documentazione. |
Perché la verifica precede la stampa
Le regole sopra hanno una caratteristica comune: si applicano tutte a decisioni che si prendono prima. La lingua decide il testo, gli allergeni decidono la struttura dell’elenco, la dimensione dei caratteri decide il layout. Sono scelte di file grafico, e il file grafico va in tipografia una volta sola.
Fuori dall’Unione europea le stesse decisioni cambiano di nuovo, e cambiano molto: l’indirizzo britannico obbligatorio in etichetta, l’etichettatura frontale brasiliana, la registrazione del prodotto emiratina. Sei mercati hanno una scheda a testa, a partire da la Svizzera e il Regno Unito.
Da qui la scala dei costi, che è l’unica ragione seria per invertire l’ordine delle cose: un errore trovato sul file costa una revisione, trovato sulle etichette stampate costa la ristampa dell’intera tiratura, trovato sui prodotti già etichettati costa il rietichettamento a mano, e trovato dal compratore costa la partita ferma e una conversazione che non riguarda più il prodotto.
La sequenza che regge ha tre passi in quest’ordine, e il primo non è tecnico.
1. Which country will the goods be sold in, and through which channel (distributor, retail, direct to consumer)? 2. Who will be the entity placing the product on the market in that country? 3. Which language(s) do you need on the label, and do you require a country-specific ingredient wording? 4. Do you apply the label yourselves, or do you need the goods delivered already labelled? 5. Are there national requirements on packaging (recycling registration, waste sorting information) that fall on us? 6. Please confirm all of the above in writing before we send the artwork to print.
La seconda domanda è quella che vale di più, ed è anche l’unica che i compratori raramente si aspettano. La risposta decide chi risponde degli obblighi sugli imballaggi in Germania, in Francia e in mezza Europa, e va messa nero su bianco insieme al resto delle condizioni del listino export, non lasciata a un’intesa verbale.
Quando le etichette diventano dodici
Con un prodotto e un mercato l’etichetta si controlla a mano, e la si controlla bene. Il punto in cui si rompe arriva con quattro referenze per tre paesi: dodici versioni, ognuna con la sua lingua, il suo elenco ingredienti, il suo blocco di allergeni, e ognuna che va aggiornata quando cambia una ricetta.
Il rischio, a quel punto, smette di essere la conformità e diventa il disallineamento: la versione tedesca aggiornata a giugno e quella francese ferma a marzo, con un ingrediente che nel frattempo è cambiato. La stessa cosa che succede alla scheda tecnica quando ne circolano tre versioni, con la differenza che qui il documento è stampato su ventimila pezzi.
Il lavoro ripetitivo qui è la preparazione delle versioni in lingua a partire da un’unica versione approvata: è il punto in cui una preparazione assistita delle bozze multilingue fa risparmiare ore vere. Con il vincolo scritto in Etica, che qui pesa più che altrove: il sistema prepara e segnala, ma nessun testo di etichetta va in stampa senza che una persona lo abbia letto e approvato, e per un mercato nuovo quella persona lavora sulle fonti dell’autorità competente, non sulla memoria.
Le cifre citate qui sono tutte tratte da testi normativi o da autorità, e sono verificabili al link: nove allergeni maggiori negli Stati Uniti dalla FDA, quattordici voci nell’allegato II del Regolamento (UE) n. 1169/2011, l’altezza minima dei caratteri di 1,2 mm (0,9 mm sotto gli 80 cm²) dall’articolo 13, la data del 12 agosto 2026 dall’autorità tedesca che gestisce il registro imballaggi.
Nessuna statistica sui costi di rietichettatura compare in questa pagina. La scala dei costi descritta sopra è una progressione logica, non una misura: dipende dalla tiratura, dal tipo di etichetta e da dove si trova la merce quando l’errore viene scoperto.
Sulla Francia non abbiamo una risposta e lo scriviamo, invece di darne una plausibile. Le fonti consultate danno letture opposte su chi risponda degli obblighi sugli imballaggi quando il fornitore è estero, e le due filiere (domestica e professionale) rendono la questione ancora meno lineare. Resta aperta finché non troviamo una fonte istituzionale che distingua i due casi.
Domande e risposte
Basta tradurre l’etichetta italiana per vendere in Germania o in Francia?
No. L’articolo 15 del Regolamento (UE) n. 1169/2011 impone che le informazioni obbligatorie appaiano «in una lingua facilmente comprensibile da parte dei consumatori degli Stati membri nei quali l’alimento è commercializzato». Tedesco per la Germania, francese per la Francia.
Dentro l’Unione l’elenco delle voci obbligatorie è lo stesso ovunque, quindi il lavoro è di traduzione e non di riprogettazione. L’adesivo applicato prima dell’immissione sul mercato è ammesso, a condizione che non copra altre informazioni obbligatorie.
Fuori dall’Unione la traduzione non basta, perché cambia il contenuto. Per gli Stati Uniti cambia la lista degli allergeni da dichiarare, dove la FDA ha aggiunto il sesamo come nono allergene maggiore, e cambia la forma della tabella nutrizionale. La stesura nella lingua del mercato si prepara in bozza, ed è quello che fa il sistema per le bozze multilingue; la verifica dei campi obbligatori di quel paese resta un controllo di conformità da fare sulle fonti dell’autorità competente prima di mandare in stampa.
Chi risponde degli obblighi sugli imballaggi quando vendo a un distributore estero?
Chi immette per primo la merce sul mercato di quel paese. In Germania, se vendete a un importatore o distributore stabilito lì, l’obbligo di registrazione nel registro LUCID è suo. Se vendete direttamente ai consumatori finali, l’obbligo è vostro, e dal 12 agosto 2026 serve anche un rappresentante autorizzato stabilito in Germania.
La registrazione nel registro resta comunque un adempimento personale. E un accordo commerciale dice chi paga, non sempre chi risponde: la domanda va messa per iscritto prima della prima spedizione.
Cosa cambia nell’etichetta di un alimento per gli Stati Uniti?
La lista e la forma. La FDA riconosce nove allergeni maggiori (latte, uova, pesce, crostacei, frutta a guscio, arachidi, grano, soia, sesamo dal primo gennaio 2023). L’allegato II del regolamento europeo ne elenca quattordici: sedano, senape, solfiti, lupini e molluschi in America non ci sono.
In Europa l’allergene si evidenzia dentro l’elenco degli ingredienti; negli Stati Uniti si dichiara tra parentesi oppure con la formula «Contains» dopo l’elenco. Si aggiungono registrazione dello stabilimento presso la FDA, US Agent e Prior Notice per ogni spedizione.
Posso applicare un adesivo invece di ristampare l’etichetta?
Dentro l’Unione europea è una pratica comune, purché l’adesivo venga applicato prima dell’immissione sul mercato e rispetti l’articolo 13: le informazioni obbligatorie «non sono in alcun modo nascoste, oscurate, limitate o separate» da altri elementi. In pratica l’adesivo non può coprire un’informazione obbligatoria che stava sotto.
Lo stesso articolo fissa l’altezza minima dei caratteri: 1,2 mm di altezza della x, che scende a 0,9 mm sotto gli 80 cm² di superficie. È un vincolo di stampa, ed è il motivo per cui conviene verificare prima.
Quando va verificata l’etichetta per un mercato nuovo?
Prima di mandare in stampa, e prima di quotare. Tre passi in ordine: farsi confermare per iscritto dal compratore paese di destinazione e canale di vendita; verificare lingua, allergeni e requisiti sulle fonti dell’autorità competente di quel paese; e solo dopo mandare il file in tipografia.
La scala dei costi giustifica l’ordine: una revisione del file, contro la ristampa di una tiratura, contro il rietichettamento a mano, contro una partita ferma da qualche parte con il compratore che aspetta.
Note sulle fonti
- Regolamento (UE) n. 1169/2011: articolo 13 (presentazione delle indicazioni obbligatorie, divieto di nascondere o oscurare, altezza minima dei caratteri), articolo 15 (requisiti linguistici), articolo 21 (evidenziazione degli allergeni), allegato II (le quattordici voci). Il conteggio dell’allegato II è stato fatto sul testo consolidato, non su una fonte di seconda mano.
- Zentrale Stelle Verpackungsregister, l’autorità tedesca che gestisce il registro imballaggi LUCID: obbligo di rappresentante autorizzato per le aziende estere che vendono ai consumatori finali, dal 12 agosto 2026.
- U.S. Food and Drug Administration, The FASTER Act: Sesame Is the Ninth Major Food Allergen: i nove allergeni maggiori, il sesamo dal primo gennaio 2023, e i modi ammessi di dichiararlo, compresa la formula «Contains».
- U.S. Food and Drug Administration, Importing Food Products into the United States: registrazione dello stabilimento estero, US Agent, Prior Notice.
- Sulla Francia questa pagina dichiara di non sapere. La verifica è stata tentata due volte e le fonti pubbliche danno letture opposte su chi risponda quando il fornitore è estero; imballaggi domestici e professionali seguono inoltre filiere distinte. Quando la fonte non regge, l’affermazione non viene pubblicata.
- Il blocco di domande in inglese è costruito per essere copiato, e non riproduce la corrispondenza di nessun cliente reale.
Una versione approvata per prodotto, e le lingue che ne discendono.
Quattordici allergeni in Europa, nove negli Stati Uniti, e dodici versioni da tenere allineate quando i mercati diventano tre. Con Itria partiamo dall’esterno per costruire sistemi digitali su misura per gli esportatori. Che per voi si traduce in più richieste, meno perdite e meno lavoro manuale. Scriveteci una riga su cosa vi pesa. Il primo passo lo facciamo noi: quello che un compratore vede quando vi cerca, e cosa ci abbiamo trovato. Anche se poi non lavoreremo insieme.