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Export15 settembre 20269 minuti di lettura

Esportare olio di oliva. Le regole più strette che l’Europa abbia scritto su un alimento.

L’olio è l’alimento italiano che il mondo cerca già per nome. Ed è anche quello con le regole di etichetta più strette che l’Europa abbia scritto.

In breve

Si comincia da tre cose, non da un paese. Il codice EORI, la scheda tecnica in inglese e un’etichetta che regge il regolamento europeo sull’olio di oliva. Finché questi tre non ci sono, cambiare mercato non cambia niente.

L’olio ha regole sue, e sono nel regolamento delegato (UE) 2022/2104. Confezione da non più di cinque litri con chiusura che perde l’integrità alla prima apertura, luogo di origine obbligatorio in etichetta per l’extra vergine e il vergine, condizioni di magazzinaggio scritte sul recipiente.

L’acidità non si scrive da sola. Se l’etichetta indica l’acidità massima, deve indicare anche indice di perossidi, tenore in cere e assorbimento nell’ultravioletto, negli stessi caratteri e nello stesso campo visivo. È l’errore più comune sulle etichette pensate per il mercato estero.

Questo pezzo fa parte della guida all’export operativo per il piccolo produttore alimentare e copre l’olio ovunque. La parte che l’olio ha in comune con qualsiasi alimento, cioè i documenti che viaggiano con la merce, sta in la cartella della spedizione e chi fa cosa.

Da dove si comincia, in ordine

Cinque passaggi, e i primi tre non dipendono dal paese. Farli in ordine costa poche settimane; farli al contrario significa scoprire al momento del carico che manca il primo.

PassoCosa si faQuanto pesa
1. Codice EORIprima di tutto

Si chiede all’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Senza, nessuna dichiarazione di esportazione si presenta a vostro nome.

Adempimento una tantum. Il resto della sequenza sta in i codici che servono davvero.

2. L’etichetta europeaprima di stampare il lotto

Denominazione legale, luogo di origine, condizioni di magazzinaggio, identificativo dell’impianto di condizionamento. Le regole stanno nel Reg. (UE) 2022/2104.

È il punto in cui si perdono i soldi veri, perché l’unico errore caro è quello scoperto dopo la stampa.

3. La scheda tecnicain inglese

È il primo documento che un compratore chiede, e quello che ferma più trattative quando è incompleto.

Il modello da compilare è pronto in italiano e in inglese.

4. Il mercatouno, non cinque

Si sceglie dove si ha un contatto vero, non dove il mercato è più grande. Ogni mercato in più moltiplica la stessa preparazione.

La tabella qui sotto dice cosa aggiunge ciascuno dei sette.

5. Il listino con l’Incotermprima della prima offerta

Un prezzo senza resa e senza luogo non è confrontabile, e il compratore sceglie il prezzo che riesce a confrontare.

Il foglio che calcola EXW, FOB e DDP parte dai vostri costi.

Le regole che valgono solo per l’olio

Il regolamento delegato (UE) 2022/2104, in vigore dal 2022 al posto del vecchio 2568/91, fissa le norme di commercializzazione dell’olio di oliva. Sono obblighi europei: valgono per il prodotto, non per la destinazione, e l’etichetta del mercato di arrivo si costruisce sopra questa base.

Il contenitore. L’articolo 4 stabilisce che gli oli presentati al consumatore finale sono preimballati in imballaggi della capacità massima di cinque litri, provvisti di un sistema di chiusura che perde la sua integrità dopo la prima utilizzazione. La latta da cinque litri è il limite, non un formato fra gli altri.

Il luogo di origine. Per l’extra vergine e il vergine il luogo di origine figura sull’etichetta, e non è facoltativo. Corrisponde, dice l’articolo 8, alla zona geografica in cui le olive sono state raccolte e in cui si trova il frantoio che ha estratto l’olio. Quando i due posti non coincidono, la dicitura è scritta nel regolamento parola per parola:

«olio di oliva (extra) vergine ottenuto in [nell’Unione o in (denominazione dello Stato membro interessato)] da olive raccolte [nell’Unione o in (denominazione dello Stato membro interessato)]»

Per le miscele di oli di più paesi le formule ammesse sono tre, e dicono se l’origine è dentro l’Unione, fuori, o mista. Un marchio o un nome d’impresa registrato entro il 1998 o il 2002, precisa lo stesso articolo, non conta come indicazione di origine.

Il magazzinaggio. L’articolo 7 chiede che le informazioni sulle condizioni particolari di magazzinaggio, al riparo della luce e del calore, figurino sul recipiente o sulle etichette. È una riga che costa niente e che manca su molte etichette pensate per l’export.

L’impianto di condizionamento. L’articolo 9 prevede che l’etichetta riporti, dove previsto, l’identificativo alfanumerico dell’impianto di condizionamento riconosciuto ai sensi del regolamento di esecuzione (UE) 2022/2105. Chi imbottiglia in conto terzi lo chiede a chi imbottiglia, e spesso non sa di doverlo chiedere.

Le menzioni facoltative, e la trappola dell’acidità

Le menzioni che fanno vendere sono anche quelle più regolate, e l’articolo 10 le chiude una per una. «Prima spremitura a freddo» è riservata agli extra vergini e ai vergini ottenuti a meno di 27 gradi con la prima spremitura meccanica della pasta di olive, con presse idrauliche di tipo tradizionale. «Estratto a freddo» vale per gli stessi oli sotto i 27 gradi, ma ottenuti per percolazione o centrifugazione.

Le caratteristiche organolettiche di gusto e odore possono comparire solo su vergini ed extra vergini, solo se sono quelle definite dall’allegato IX del regolamento (UE) 1308/2013, e solo se poggiano su una valutazione fatta con il metodo del regolamento di esecuzione (UE) 2022/2105. Non è una formalità: senza il panel test, quelle parole sull’etichetta non si possono scrivere.

La trappola vera è l’acidità, perché sembra il dato più innocuo e lo scrivono quasi tutti. L’indicazione dell’acidità massima prevista alla data del termine minimo di conservazione può figurare unicamente se accompagnata dai valori massimi dell’indice di perossidi, del tenore in cere e dell’assorbimento nell’ultravioletto, previsti alla stessa data, in caratteri delle stesse dimensioni e nello stesso campo visivo.

Detto in pratica: o quattro parametri o nessuno. Un’etichetta che scrive «acidità 0,2%» da sola non è conforme, e la correzione arriva dopo che il lotto è stampato.

Ultima, e vale per chi gioca sull’annata: la campagna di raccolta può comparire solo su extra vergini e vergini, e soltanto quando il 100% del contenuto del recipiente proviene da quella raccolta.

Sette mercati, e cosa aggiunge ciascuno

La base europea è la stessa ovunque. Quello che cambia è la riga che ogni paese mette sopra, e per la parte comune di ciascun mercato c’è già la sua pagina.

MercatoCosa aggiunge per l’olioDove sta il resto
Stati Uniti

Registrazione dello stabilimento presso la FDA, un US Agent e il Prior Notice per ogni spedizione. Nove allergeni maggiori invece dei quattordici europei, ma sull’olio in purezza il tema quasi non si pone.

L’etichetta mercato per mercato

Emirati e Dubai

Etichetta in arabo, registrazione del prodotto presso l’autorità competente, e la halal dove il canale la richiede. È il mercato in cui la query «esportare olio di oliva a Dubai» esce più spesso di ogni altra.

Esportare alimentari negli Emirati

Canada

Etichetta bilingue francese e inglese per le informazioni obbligatorie, e la licenza Safe Food for Canadians in capo all’importatore, non a voi.

Esportare alimenti in Canada

Cina

Lo stabilimento va registrato prima di vendere, e i requisiti cambiano per categoria di prodotto. Il decreto in vigore è il 280, dal 1° giugno 2026.

Esportare alimenti in Cina

Svizzera

Paese terzo con accordo: la prova di origine preferenziale vale soldi al compratore. Dazio calcolato sul peso, e le tre lingue ufficiali sull’etichetta.

Esportare alimentari in Svizzera

Regno Unito

Accordo in vigore, con il numero di esportatore registrato sopra i 6.000 euro di valore della spedizione.

Esportare alimentari nel Regno Unito

Brasile

Registrazione presso l’autorità brasiliana e documentazione in portoghese. È il mercato con il percorso di ingresso più lungo dei sette.

Esportare alimentari in Brasile

La riga che si ripete in tutti e sette: la registrazione e l’approvazione a destino sono quasi sempre adempimenti del compratore, e diventano un vostro problema solo se lui non le ha. È la prima domanda da fare, e sta insieme alle altre in come si qualifica un compratore estero.

Cosa costa davvero cominciare

I documenti camerali costano poche decine di euro: alla Camera di commercio di Lecce un certificato di origine con copia inclusa costa 10 euro, un attestato di libera vendita 3 euro di diritti di segreteria. Non sono queste le voci che pesano.

Le voci che pesano sono tre e nessuna compare in una fattura: le ore per costruire etichetta, scheda tecnica e listino la prima volta; l’adattamento dell’etichetta con la sua minima di stampa, che su un primo ordine piccolo pesa per intero; e le settimane fra la merce che parte e il denaro che entra. Il foglio che fa il conto le mette tutte in colonna e separa quello che si paga una volta sola da quello che torna a ogni ordine.

È la separazione che decide. Un primo ordine di olio giudicato da solo perde quasi sempre; diventa sensato quando l’etichetta conforme e la scheda tecnica restano buone per il compratore successivo.

Quando le versioni dell’etichetta si moltiplicano

Con una referenza e un mercato, l’etichetta si controlla a mano e il controllo regge. Il punto di rottura è la combinazione: tre formati, due annate, quattro mercati, e ogni mercato con la sua lingua e le sue diciture. A quel punto il problema smette di essere scrivere l’etichetta e diventa tenere allineate dodici versioni della stessa.

È il momento in cui i dati vanno tolti dai file e messi dove le versioni in lingua si generano dalla stessa base, così che correggere un valore lo corregga ovunque. Con un vincolo che vale più della tecnologia, ed è scritto in Etica: il sistema prepara e segnala, ma nessun documento parte senza che una persona lo abbia letto e approvato. Su un’etichetta quella firma è sostanza, perché una dicitura sbagliata si scopre a lotto stampato.

Se il vostro caso è più stretto di questa pagina

Questa pagina descrive le regole. Se ci mandate la bozza dell’etichetta che state per stampare e il paese a cui è destinata, vi diciamo quali diciture mancano e quali, così come sono scritte, non reggono il regolamento europeo sull’olio di oliva. Prima della stampa, non dopo.

Risponde una persona, la stessa che poi costruisce i sistemi, entro 24 ore, con una lettura della situazione e non con un preventivo. Si scrive da qui, e basta una riga.

Domande e risposte

Come si inizia a esportare olio di oliva?

Con tre cose che non dipendono dal paese. Il codice EORI, senza cui nessuna dichiarazione di esportazione si presenta a vostro nome. Un’etichetta che regga il regolamento europeo sull’olio, verificata prima di stampare il lotto. La scheda tecnica in inglese, che è il primo documento che un compratore chiede.

Solo dopo si sceglie il mercato, e se ne sceglie uno: quello dove c’è un contatto vero, non quello più grande. Poi il listino con l’Incoterm e il luogo, perché un prezzo senza resa non è confrontabile.

Quali regole di etichetta valgono solo per l’olio di oliva?

Stanno nel regolamento delegato (UE) 2022/2104, che dal 2022 ha sostituito il 2568/91. L’imballaggio per il consumatore finale arriva al massimo a cinque litri e ha una chiusura che perde l’integrità alla prima apertura.

Per extra vergine e vergine il luogo di origine è obbligatorio in etichetta, e corrisponde alla zona dove le olive sono state raccolte e dove sta il frantoio. Vanno scritte anche le condizioni di magazzinaggio, al riparo da luce e calore, e dove previsto l’identificativo dell’impianto di condizionamento.

Si può scrivere l’acidità sull’etichetta dell’olio?

Sì, ma mai da sola. L’articolo 10 del Reg. (UE) 2022/2104 la ammette unicamente se accompagnata dai valori massimi di indice di perossidi, tenore in cere e assorbimento nell’ultravioletto previsti alla stessa data, negli stessi caratteri e nello stesso campo visivo.

O quattro parametri o nessuno. Un’etichetta che scrive solo «acidità 0,2%» non è conforme, e la correzione arriva quando il lotto è già stampato.

Cosa serve per esportare olio di oliva negli Stati Uniti?

Oltre alla base europea, tre cose sul lato americano: la registrazione dello stabilimento presso la FDA, un US Agent come referente negli Stati Uniti, e il Prior Notice per ogni spedizione.

L’etichetta americana si costruisce sopra quella europea, non al posto suo. Gli adempimenti all’importazione restano in capo all’importatore: se non li ha, la trattativa si ferma prima di cominciare. Il dettaglio mercato per mercato sta in l’etichetta export.

Si può scrivere l’annata sull’olio esportato?

A due condizioni, dall’articolo 11 del Reg. (UE) 2022/2104: solo su extra vergine e vergine, e solo quando il 100% del contenuto del recipiente viene da quella raccolta. Due campagne mescolate, anche in proporzione minima, escludono l’indicazione.

Stessa logica per le altre menzioni riservate. «Prima spremitura a freddo» ed «estratto a freddo» valgono per extra vergini e vergini sotto i 27 gradi, con due processi diversi, e le note di gusto e odore richiedono una valutazione fatta con il metodo previsto dal Reg. (UE) 2022/2105.

Note sulle fonti

  1. Regolamento delegato (UE) 2022/2104, norme di commercializzazione dell’olio di oliva, che abroga il regolamento (CEE) 2568/91: articolo 4 per la capacità massima e la chiusura, articolo 7 per le condizioni di magazzinaggio, articolo 8 per il luogo di origine e la dicitura quando olive e frantoio stanno in paesi diversi, articolo 9 per l’impianto di condizionamento, articolo 10 per le menzioni riservate e l’acidità, articolo 11 per la campagna di raccolta. Le citazioni fra virgolette sono prese alla lettera dalla versione italiana.
  2. Regolamento di esecuzione (UE) 2022/2105, controlli di conformità e metodi di analisi dell’olio di oliva: è il regolamento a cui il 2022/2104 rimanda per il riconoscimento degli impianti di condizionamento, per il metodo di valutazione organolettica e per la determinazione dei parametri che accompagnano l’acidità.
  3. FDA, importazione di prodotti alimentari negli Stati Uniti: registrazione dello stabilimento, US Agent e Prior Notice.
  4. Camera di commercio di Lecce, costi, tempi e modalità di rilascio dei documenti per l’export. Sono tariffe di una singola Camera, non valori nazionali: ogni Camera pubblica i propri, e il numero da usare è quello della vostra.
  5. Le righe della tabella dei sette mercati riprendono quanto già verificato sulle rispettive pagine paese di questo sito, con le fonti citate lì. Questa pagina non aggiunge requisiti paese che non siano già documentati: la lista definitiva la decide l’autorità del mercato di arrivo e va chiesta per iscritto al compratore.
  6. Questa pagina non pubblica prezzi di mercato dell’olio né margini attesi, perché dipendono da annata, canale e formato e non esiste una fonte pubblica che li fissi per un piccolo produttore.
·Il passo successivo

Sull’olio l’errore caro si stampa, non si scrive.

Fra la bozza dell’etichetta e il lotto stampato c’è l’unico momento in cui correggere costa niente. Con Itria partiamo dall’esterno per costruire sistemi digitali su misura per gli esportatori. Che per voi si traduce in più richieste, meno perdite e meno lavoro manuale. Scriveteci una riga su cosa vi pesa. Il primo passo lo facciamo noi: quello che un compratore vede quando vi cerca, e cosa ci abbiamo trovato. Anche se poi non lavoreremo insieme.