Incoterm: chi paga cosa, e chi risponde in dogana.
Una sigla di tre lettere in fondo a un’offerta decide chi anticipa il trasporto, chi compila le dichiarazioni doganali e chi paga i dazi. Ed è l’unica riga del listino che il compratore legge prima del prezzo.
Ogni Incoterm risponde a quattro domande, sempre le stesse: chi paga il trasporto principale, chi si occupa dello sdoganamento all’esportazione, chi si occupa di quello all’importazione, chi paga i dazi. La quinta, dove passa il rischio, è quella che si scopre solo quando qualcosa si rompe.
Le sigle non sono equivalenti fra loro. EXW mette tutto in capo al compratore, DDP mette tutto in capo al venditore, e in mezzo ci sono le condizioni che si usano davvero. ICC Academy scrive che EXW «is most suitable for domestic trade» e invita a considerare FCA quando la merce attraversa un confine.
Un Incoterm senza il luogo accanto vale la metà. La forma corretta è sigla, luogo indicato con precisione, e la versione delle regole: per esempio FCA Bari, Incoterms® 2020. Senza il luogo, il punto di consegna resta aperto e con lui il conto.
Questo pezzo fa parte della guida all’export operativo per il piccolo produttore alimentare e risponde alla domanda operativa, cioè chi paga. Come si costruisce il prezzo attorno alla sigla scelta, con minimi d’ordine e validità, sta nel listino export per il piccolo produttore.
La tabella: chi paga cosa, sigla per sigla
Le regole Incoterms® 2020 pubblicate dalla Camera di commercio internazionale sono undici. Un piccolo produttore alimentare ne incontra sette, ed è su queste che conviene avere una posizione decisa prima di ricevere la richiesta, non dopo.
| Sigla | Chi paga e chi sdogana | Dove passa il rischio |
|---|---|---|
| EXWfranco fabbrica | Trasporto principale a carico del compratore. Sdoganamento all’esportazione e all’importazione a carico del compratore. Dazi a carico del compratore. |
Nel vostro magazzino, nel momento in cui la merce è messa a disposizione. Da lì in poi ogni danno è suo. |
| FCAfranco vettore | Trasporto principale a carico del compratore. Sdoganamento all’esportazione a carico vostro. Sdoganamento all’importazione e dazi a carico del compratore. |
Alla consegna al vettore designato dal compratore, nel luogo indicato accanto alla sigla. |
| FOBsolo via mare | Trasporto marittimo a carico del compratore. Sdoganamento all’esportazione a carico vostro. Sdoganamento all’importazione e dazi a carico del compratore. |
Quando la merce è a bordo della nave nel porto d’imbarco. Si usa per carichi non containerizzati. |
| CPTtrasporto pagato fino a | Trasporto principale a carico vostro, fino al luogo indicato. Sdoganamento all’esportazione a carico vostro. Sdoganamento all’importazione e dazi a carico del compratore. |
Alla consegna al primo vettore, quindi molto prima dell’arrivo. Pagate il viaggio senza portarne il rischio. |
| CIFsolo via mare | Trasporto marittimo e assicurazione a carico vostro. Sdoganamento all’esportazione a carico vostro. Sdoganamento all’importazione e dazi a carico del compratore. |
A bordo nel porto d’imbarco, come FOB, anche se pagate voi fino al porto d’arrivo. |
| DAPreso al luogo | Trasporto a carico vostro fino al luogo convenuto. Sdoganamento all’esportazione a carico vostro. Sdoganamento all’importazione e dazi a carico del compratore. |
All’arrivo nel luogo convenuto, con la merce ancora sul mezzo e pronta per lo scarico. |
| DDPreso sdoganato | Tutto a carico vostro: trasporto, sdoganamento all’esportazione, sdoganamento all’importazione e dazi. È la condizione più onerosa per il venditore. |
All’arrivo a destinazione, sdoganata. Fino a quel punto ogni intoppo doganale è un vostro problema. |
Le due colonne che contano di più non sono quelle del trasporto. Chi sdogana all’importazione, e chi paga i dazi, sono le voci che spostano il conto in modo imprevedibile, perché dipendono da un paese che non è il vostro e da regole che cambiano senza avvisarvi.
EXW sembra la scelta comoda
EXW attira perché sposta tutto sul compratore: lui viene a prendere la merce e da quel momento è affar suo. Il problema arriva dopo, quando la dichiarazione doganale di esportazione va comunque presentata e dentro ci va il vostro nome, con dati che voi non avete perché il trasporto lo ha organizzato lui.
La posizione di ICC Academy su questo punto è esplicita, ed è scritta così: EXW «is most suitable for domestic trade, as the seller’s responsibilities are very limited», e gli operatori sono «strongly encouraged to consider using FCA instead of EXW where the goods are crossing a border».
La differenza fra le due sigle sta in una riga sola: sotto EXW le formalità di esportazione toccano al compratore, sotto FCA toccano a voi. Prenderle in carico costa qualche minuto di spedizioniere e vi lascia in mano la prova che la merce è uscita, che è un documento a cui tenete più di quanto sembri.
DDP: prima di offrirlo, verificate di poterlo fare
DDP è la condizione che i compratori chiedono più volentieri, perché li libera da ogni pensiero. Prima di concederlo serve un controllo che quasi nessuno fa: nel paese di destinazione la dichiarazione doganale di importazione la presenta il dichiarante, e in molti ordinamenti il dichiarante deve essere stabilito in quel territorio.
Il Codice doganale dell’Unione, all’articolo 5, definisce il dichiarante come «la persona che presenta una dichiarazione in dogana … a nome proprio, ovvero la persona in nome della quale è effettuata la presentazione di tale dichiarazione». Se non potete assumere quel ruolo nel paese d’arrivo, un DDP promesso in offerta diventa una promessa che non riuscite a mantenere.
La via d’uscita ordinaria è DAP: pagate il trasporto fino a destinazione, e lo sdoganamento all’importazione con i relativi dazi resta al compratore, che nel proprio paese ha la struttura per farlo. Il compratore percepisce quasi lo stesso servizio, e voi non vi assumete un obbligo che non controllate.
L’IVA all’importazione non segue la sigla
Gli Incoterms distribuiscono costi e rischi fra due imprese. Non decidono chi è il soggetto passivo di un’imposta, che è una materia dell’ordinamento del paese di destinazione. Nella pratica l’IVA all’importazione viene assolta da chi importa, e la sigla scelta cambia chi si trova a essere quel soggetto.
Questa pagina non dà indicazioni fiscali, di proposito. Il trattamento IVA di una cessione all’esportazione, la prova d’uscita della merce e le conseguenze di una consegna DDP sulla vostra posizione fiscale nel paese d’arrivo si decidono con il vostro commercialista, con l’offerta e la sigla scelta davanti. Portateci la sigla, non solo il prezzo.
Incoterm non specificato: cosa succede davvero
È una domanda che si cerca spesso, e la risposta è meno drammatica e più fastidiosa di quanto sembri. Nessuna norma dichiara nullo un contratto senza Incoterm: semplicemente, mancando la regola convenzionale, il punto di consegna e il passaggio del rischio si ricavano dal contratto, dalle prassi fra le parti e dalla legge applicabile.
Il costo si vede quando qualcosa va storto. Se una spedizione si danneggia e le parti non hanno mai scritto dove passava il rischio, la discussione si sposta su ricostruzioni e corrispondenza, in due lingue e due ordinamenti diversi. La sigla serve a rendere quella discussione inutile in partenza.
C’è anche una versione più comune del problema: la sigla c’è ma il luogo manca. «FCA» da solo non dice se la consegna avviene nel vostro cortile o al terminal, e quel dettaglio è il trasporto in città, cioè una voce di costo vera. Scrivete sempre sigla, luogo e versione: FCA, indirizzo dello stabilimento, Incoterms® 2020.
Dove la sigla incontra i dazi
Chi paga i dazi lo dice l’Incoterm. Quanti dazi si pagano lo dice l’origine della merce, che è un’altra faccenda. Con molti paesi l’Unione europea ha accordi che azzerano o riducono il dazio, ma solo se la spedizione viaggia con la prova di origine giusta.
La soglia pratica da ricordare è quella dei 6.000 euro: sotto quel valore la dichiarazione di origine si può rendere in fattura senza formalità particolari, sopra serve un certificato vistato oppure uno status registrato. Il tema, con le differenze fra i due documenti che vengono confusi più spesso, sta in EUR.1 o certificato di origine.
Quando le condizioni diventano cinque
Con un mercato e due clienti, la sigla si sceglie a mano ogni volta. Il punto in cui la cosa si rompe è quando i mercati diventano quattro, ogni compratore chiede la sua condizione, e la stessa referenza esce a EXW verso uno e a DAP verso un altro: a quel punto il listino non è più un documento, sono cinque documenti che invecchiano separatamente.
È il momento in cui i prezzi vanno tolti dai fogli sparsi e messi in un posto che li ricalcola dalla stessa base, con i materiali commerciali generati da dati unici. Con un vincolo che vale più della tecnologia, ed è scritto in Etica: il sistema prepara e segnala, ma nessuna offerta raggiunge un compratore senza che una persona lo abbia letto e approvato. Un prezzo sbagliato mandato in automatico è un prezzo che dovete comunque onorare.
La tabella qui sopra vale per sette sigle in generale. Se ci scrivete la sigla che state per mettere in offerta e il paese di destinazione, vi diciamo cosa vi siete presi addosso con quella riga, e se nel vostro caso DAP vi copre meglio di DDP. Vi arriva una risposta, non un’offerta.
Risponde una persona, la stessa che poi costruisce i sistemi, entro 24 ore, con una lettura della situazione e non con un preventivo. Si scrive da qui, e basta una riga.
Domande e risposte
Con EXW chi paga il trasporto e chi sdogana?
Con EXW il compratore paga il trasporto dall’inizio, si occupa dello sdoganamento sia all’esportazione sia all’importazione e paga i dazi. Il venditore mette la merce a disposizione nel proprio stabilimento e da quel momento il rischio è del compratore.
ICC Academy scrive che EXW «is most suitable for domestic trade» e invita a considerare FCA quando la merce attraversa un confine, proprio perché sotto FCA le formalità di esportazione passano al venditore.
Con DDP chi paga i dazi e l’importazione?
Con DDP paga tutto il venditore: trasporto, sdoganamento all’esportazione, sdoganamento all’importazione e dazi. È la condizione più onerosa fra le undici regole Incoterms® 2020.
Prima di offrirla va verificato di poter assumere il ruolo di dichiarante nel paese di destinazione, perché in molti ordinamenti quel ruolo richiede di essere stabiliti in quel territorio. Se non è possibile, la condizione equivalente e praticabile è DAP.
Qual è la differenza fra DAP e DDP?
In entrambi i casi il venditore porta la merce fino al luogo convenuto a destinazione e ne sopporta il rischio lungo il viaggio. La differenza sta in una voce sola: con DAP lo sdoganamento all’importazione e i dazi restano al compratore, con DDP passano al venditore.
Per un piccolo produttore che vende in un paese dove non ha una struttura, DAP è quasi sempre la scelta giusta: il compratore percepisce quasi lo stesso servizio e il venditore non si assume un obbligo doganale che non controlla.
Cosa succede se in fattura l’Incoterm non è specificato?
Il contratto resta valido: nessuna norma lo dichiara nullo per l’assenza della sigla. Mancando la regola convenzionale, però, il punto di consegna e il passaggio del rischio vanno ricavati dal contratto, dalle prassi fra le parti e dalla legge applicabile.
Il costo si manifesta solo quando qualcosa si danneggia o si ferma, e a quel punto la discussione avviene fra due lingue e due ordinamenti. C’è anche il caso più frequente della sigla scritta senza il luogo: da sola non dice dove avviene la consegna, e il trasporto fino a quel punto è un costo vero.
L’Incoterm decide anche chi paga l’IVA?
No. Gli Incoterms distribuiscono costi e rischi fra due imprese, non individuano il soggetto passivo di un’imposta, che è materia dell’ordinamento del paese di destinazione. Nella pratica l’IVA all’importazione viene assolta da chi importa, e la sigla scelta influisce su chi si trova a essere quel soggetto.
Il trattamento fiscale di una cessione all’esportazione e le conseguenze di una consegna DDP sulla propria posizione nel paese d’arrivo si decidono con il commercialista, portandogli la sigla scelta e non solo il prezzo.
Note sulle fonti
- Camera di commercio internazionale, pagina ufficiale delle regole Incoterms® 2020. Il testo delle regole è protetto da diritto d’autore della ICC: in questa pagina le regole sono descritte con parole nostre e non riprodotte.
- ICC Academy, Incoterms® 2020: EXW or FCA, per la posizione ufficiale citata testualmente su EXW e sull’invito a considerare FCA quando la merce attraversa un confine.
- Regolamento (UE) n. 952/2013, Codice doganale dell’Unione, testo consolidato, articolo 5 punto 15 per la definizione di dichiarante, citata alla lettera.
- La soglia dei 6.000 euro per la dichiarazione di origine in fattura è documentata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
- Questa pagina non dà indicazioni fiscali e non attribuisce a un Incoterm effetti sull’IVA che non ha: la sigla ripartisce costi e rischi fra le parti, non individua un soggetto passivo d’imposta.
La sigla si sceglie una volta e vale per tutte le offerte di quel mercato.
Decidere in anticipo quale condizione offrite per ogni mercato toglie una trattativa dentro la trattativa. Se volete capire quale pezzo della vostra macchina commerciale perde per primo, il Diagnostico misura cinque dimensioni in cinque minuti. Niente spam: il referto è vostro, e vi scriviamo solo se ce lo chiedete.