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Export6 settembre 20268 minuti di lettura

Esportare nel Regno Unito. La regola che costa di più sta sull’etichetta.

Del Regno Unito si discute sempre di dogana e di controlli. La regola che cambia davvero il conto è una riga di indirizzo sulla confezione.

In breve

Dal 1° gennaio 2024 sull’etichetta serve un indirizzo britannico. GOV.UK scrive che gli alimenti preimballati venduti in Gran Bretagna devono riportare un indirizzo nel Regno Unito per l’operatore responsabile; se l’operatore non è nel Regno Unito, si indica l’indirizzo dell’importatore britannico. Deve essere un indirizzo fisico: non basta una mail o un telefono.

Dal 31 gennaio 2025 serve la dichiarazione di sicurezza. Le merci importate dall’Unione europea in Gran Bretagna devono essere coperte da una entry summary declaration, presentata sulla piattaforma S&S GB. La responsabilità legale è del vettore, che spesso chiede a qualcun altro di presentarla per suo conto.

La prenotifica va fatta con almeno un giorno lavorativo di anticipo sul sistema IPAFFS, e si può presentare fino a trenta giorni prima. Il certificato sanitario serve per le merci classificate a rischio medio, non per tutte.

Questo pezzo fa parte della guida all’export operativo per il piccolo produttore alimentare. Se cercate l’EUR.1 per una spedizione britannica, la risposta è che in questa relazione non esiste: il perché sta in EUR.1 o certificato di origine.

L’indirizzo britannico in etichetta

È l’obbligo che costa di più, perché tocca la stampa e non la burocrazia. Fino al 31 dicembre 2023 su un prodotto venduto in Gran Bretagna si poteva usare un indirizzo europeo, britannico o nordirlandese. Dal 1° gennaio 2024 quell’alternativa è chiusa: serve un indirizzo nel Regno Unito.

Per un produttore italiano la conseguenza è diretta: senza una sede britannica, in etichetta va l’indirizzo del vostro importatore. Il che significa che l’etichetta destinata alla Gran Bretagna è legata a quel compratore, e cambiare compratore vuol dire ristampare.

È anche il motivo per cui un accordo di fornitura britannico va discusso insieme alla grafica, non dopo. GOV.UK precisa che deve essere un indirizzo fisico dove l’impresa possa essere contattata per posta, e che non si possono usare un indirizzo di posta elettronica o un numero di telefono.

Un’etichetta britannica porta il nome di chi vi importa. Finché quell’accordo regge, regge anche il lotto stampato.

La dichiarazione di sicurezza, dal 31 gennaio 2025

Dal 31 gennaio 2025 ogni merce importata dall’Unione europea in Gran Bretagna deve essere coperta da una dichiarazione di sicurezza, la entry summary declaration, presentata in anticipo sulla piattaforma S&S GB. Il dataset è stato ridotto proprio in quella data: venti campi obbligatori, otto condizionali, nove facoltativi.

La responsabilità legale è del vettore che muove la merce attraverso il confine britannico. Nella pratica il vettore chiede spesso all’importatore, o a un altro soggetto della catena, di presentarla per suo conto: conviene sapere in anticipo chi lo farà per le vostre spedizioni, perché una dichiarazione mancante ferma il carico.

Prenotifica e certificato: due cose diverse

La prenotifica su IPAFFS e il certificato sanitario vengono confusi perché arrivano insieme, ma sono adempimenti distinti con soggetti diversi. La prenotifica la presenta l’importatore britannico; il certificato lo emette l’autorità del paese di partenza, cioè la vostra ASL.

AdempimentoChi lo fa e quandoQuando serve
Prenotifica IPAFFSimport notification

La presenta l’importatore britannico, almeno un giorno lavorativo prima dell’arrivo al punto di ingresso. Si può presentare fino a trenta giorni prima.

Per i prodotti di origine animale e per gli alimenti e mangimi di origine non animale ad alto rischio.

Certificato sanitarioexport health certificate

Lo firma l’autorità del paese di partenza. GOV.UK scrive che «medium risk imports need a health certificate» e che va emesso nel paese da cui il prodotto è stato esportato, lavorato o controllato per l’ultima volta.

Per le merci classificate a rischio medio. Per quelle a rischio basso serve un documento commerciale e il certificato non è richiesto.

Dichiarazione di sicurezzaentry summary declaration

Responsabilità legale del vettore, presentata in anticipo sulla piattaforma S&S GB.

Per ogni merce importata dall’Unione europea in Gran Bretagna dal 31 gennaio 2025.

La domanda operativa da fare al compratore il primo giorno è una sola: in che categoria di rischio ricade il nostro prodotto. Da quella risposta discende tutto il resto, e chiederla dopo aver concordato una data di consegna significa scoprire troppo tardi che servivano tre settimane.

I prodotti composti, dove ci si perde

La categoria che genera più incertezza è quella dei prodotti composti, definiti da GOV.UK come prodotti che contengono prodotti animali trasformati e prodotti vegetali entrambi integranti, con l’esempio di una lasagna con carne macinata, salsa di pomodoro e pasta di grano.

Molte referenze italiane cadono qui senza che nessuno se ne accorga: un sugo con una piccola percentuale di formaggio, una conserva con burro, un ripieno con uova. Il trattamento doganale e sanitario cambia rispetto a un prodotto vegetale puro, e va verificato sulla ricetta, non sulla categoria commerciale.

La preferenza doganale si chiede in un altro modo

Fra Unione europea e Regno Unito non si usa l’EUR.1. La preferenza si richiede con una dichiarazione di origine resa dall’esportatore, oppure sulla base della conoscenza dell’importatore. Per le spedizioni sopra i 6.000 euro l’esportatore europeo deve indicare il proprio numero REX.

Chi non lo sa spedisce senza dichiarazione, il compratore paga il dazio pieno e la seconda offerta arriva già svantaggiata rispetto a un concorrente che quella riga la scrive. È un errore che non produce un fermo e per questo passa inosservato per mesi.

Le date, e perché le riportiamo con la loro verifica

Il calendario britannico dei controlli sulle importazioni è stato riscritto più volte dal 2021, con rinvii annunciati e poi spostati. Per questo, invece di elencare scadenze future, questa pagina riporta solo quello che risulta già in vigore, con la data in cui la fonte è stata letta.

Le pagine GOV.UK citate sono state aperte il 6 settembre 2026. La guida sull’importazione dei prodotti di origine animale dichiara un ultimo aggiornamento al 22 aprile 2025; quella sull’etichettatura al 20 settembre 2022. Prima di stampare un lotto o firmare una fornitura, riapritele: è il tipo di materia in cui una pagina di sei mesi fa può essere già vecchia.

Quando le scadenze non stanno più in testa a nessuno

Un mercato solo si governa a memoria. Il Regno Unito insieme a un altro paese extra UE, con date diverse, documenti diversi e un’etichetta che dipende dal compratore, no: a quel punto quello che si perde non è una regola, è una data.

È il momento in cui le scadenze vanno tolte dalla memoria e messe in un posto che le guarda da solo, con gli avvisi sulle scadenze operative. Con un vincolo che vale più della tecnologia, ed è scritto in Etica: il sistema prepara e segnala, ma nessun documento parte senza che una persona lo abbia letto e approvato.

Se il vostro caso è più stretto di questa pagina

La categoria di rischio decide tutto il resto, e non si ricava da questa pagina. Se ci scrivete la vostra referenza con la lista ingredienti, vi diciamo se ricade fra i prodotti composti e cosa comporta, prima che lo scopriate dal vostro importatore. Gratis, e senza che ne segua nient’altro.

Risponde una persona, la stessa che poi costruisce i sistemi, entro 24 ore, con una lettura della situazione e non con un preventivo. Si scrive da qui, e basta una riga.

Domande e risposte

Serve un indirizzo britannico sull’etichetta per vendere nel Regno Unito?

Sì, dal 1° gennaio 2024. GOV.UK scrive che gli alimenti preimballati venduti in Gran Bretagna devono riportare un indirizzo nel Regno Unito per l’operatore del settore alimentare responsabile. Se l’operatore non è nel Regno Unito, si indica l’indirizzo dell’importatore britannico.

Deve essere un indirizzo fisico dove l’impresa possa essere contattata per posta: non si possono usare un indirizzo di posta elettronica o un numero di telefono. Per un produttore italiano significa che l’etichetta britannica è legata al proprio importatore.

Cos’è la prenotifica IPAFFS e chi la fa?

È la notifica di importazione che va presentata sul sistema britannico IPAFFS prima dell’arrivo della merce. La presenta l’importatore nel Regno Unito, almeno un giorno lavorativo prima dell’arrivo al punto di ingresso, e si può presentare fino a trenta giorni prima.

Riguarda i prodotti di origine animale e gli alimenti e mangimi di origine non animale classificati ad alto rischio. Il produttore italiano non la presenta, ma deve fornire al compratore i dati che gli servono per compilarla.

Serve il certificato sanitario per esportare cibo nel Regno Unito?

Dipende dalla categoria di rischio del prodotto. GOV.UK scrive che le importazioni classificate a rischio medio hanno bisogno di un certificato sanitario, emesso nel paese in cui il prodotto è stato esportato, lavorato o controllato per l’ultima volta. Per i prodotti a rischio basso serve invece un documento commerciale.

La domanda da fare al compratore il primo giorno è in quale categoria ricade la vostra referenza: da quella risposta dipende se servono tre settimane di anticipo oppure nessuna.

Cos’è la dichiarazione di sicurezza per le importazioni dall’Unione europea?

Dal 31 gennaio 2025 ogni merce importata dall’Unione europea in Gran Bretagna deve essere coperta da una entry summary declaration, presentata in anticipo sulla piattaforma S&S GB. Nella stessa data il dataset è stato ridotto a venti campi obbligatori, otto condizionali e nove facoltativi.

La responsabilità legale è del vettore che muove la merce attraverso il confine, ma il vettore chiede spesso a un altro soggetto della catena di presentarla per suo conto. Conviene sapere in anticipo chi lo farà, perché una dichiarazione mancante ferma il carico.

Cosa sono i prodotti composti e perché contano?

GOV.UK li definisce come prodotti che contengono prodotti animali trasformati e prodotti vegetali entrambi integranti, con l’esempio di una lasagna fatta di carne macinata, salsa di pomodoro e pasta di grano.

Molte referenze italiane ci ricadono senza che nessuno lo sospetti: un sugo con una piccola quota di formaggio, una conserva con burro, un ripieno con uova. Il trattamento cambia rispetto a un prodotto vegetale puro, e va verificato sulla ricetta e non sulla categoria commerciale.

Note sulle fonti

  1. GOV.UK, Import animal products for human consumption to Great Britain, per la prenotifica IPAFFS, le categorie di rischio, il certificato sanitario e la definizione di prodotto composto. Pagina aperta il 6 settembre 2026, ultimo aggiornamento dichiarato 22 aprile 2025.
  2. GOV.UK, Food labelling: giving food information to consumers, per l’obbligo di indirizzo britannico dal 1° gennaio 2024 e per l’esclusione di posta elettronica e telefono. Pagina aperta il 6 settembre 2026, ultimo aggiornamento dichiarato 20 settembre 2022.
  3. GOV.UK, Get ready for safety and security declaration requirements, per la data del 31 gennaio 2025, la piattaforma S&S GB, la ripartizione dei campi e la responsabilità del vettore.
  4. GOV.UK, Claiming preferential rates of duty between the UK and EU, per la dichiarazione di origine, la conoscenza dell’importatore e la soglia REX dei 6.000 euro.
  5. Questa pagina non elenca scadenze future del modello britannico dei controlli alle frontiere. Quel calendario è stato riscritto più volte dal 2021 e una lista di date annunciate invecchia prima di essere letta: qui compare solo ciò che risulta già in vigore alla data della verifica.
·Il passo successivo

L’etichetta britannica si decide insieme al contratto, non dopo.

Se l’indirizzo in etichetta è quello del vostro importatore, la grafica e l’accordo commerciale sono lo stesso problema. Se volete capire quale pezzo della vostra macchina perde per primo, il Diagnostico misura cinque dimensioni in cinque minuti. Niente spam: il referto è vostro, e vi scriviamo solo se ce lo chiedete.