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ExportMattia Esposito25 settembre 20266 minuti di lettura

Esportare olio di oliva in Giappone. Il dazio è zero, l’etichetta no.

Sull’olio di oliva il Giappone non chiede dazio a nessuno. La partita si gioca sull’etichetta in giapponese, che è dell’importatore.

In breve

Il dazio giapponese sull’olio di oliva è zero per tutti. Nella tariffa della dogana giapponese al 1 aprile 2026 l’olio extra vergine (1509.20), l’olio vergine (1509.30 e 1509.40), gli altri oli di oliva (1509.90) e l’olio di sansa (1510) hanno la tariffa generale a «Free». Sul dazio, la prova di origine non cambia niente.

L’etichetta va in giapponese, e ne risponde l’importatore. Il Governo metropolitano di Tokyo elenca le voci per gli alimenti trasformati importati: nome, ingredienti, additivi, termine, conservazione, cinque valori nutrizionali, paese di origine, importatore.

Ogni importazione si notifica al Ministero della salute. L’articolo 27 della legge giapponese sull’igiene degli alimenti chiede a chi importa alimenti per venderli di notificarlo al Ministro a ogni importazione.

Questa pagina fa parte di esportare olio di oliva, che copre le norme europee di commercializzazione e i mercati principali, e porta al dettaglio il mercato giapponese. Chi paga trasporto e sdoganamento lo decide la sigla scritta nell’offerta, come spiega Incoterm: chi paga cosa.

Come esportare olio di oliva in Giappone: cosa conta davvero

Per esportare olio di oliva in Giappone contano due cose, perché il dazio non c’è: l’etichetta in giapponese con le voci obbligatorie, di cui risponde l’importatore, e la notifica sanitaria che l’importatore presenta a ogni importazione. Il lavoro del frantoio italiano è dare all’importatore i dati giusti per entrambe.

VoceCosa chiede il GiapponeFonte
Dazio

Zero sulle voci 1509 e 1510, per tutti.

Tariffa doganale al 1 aprile 2026

Notifica sanitaria

A ogni importazione, al Ministero della salute.

Legge sull’igiene degli alimenti, art. 27

Etichetta

In giapponese, con le voci obbligatorie e i cinque valori nutrizionali.

Governo metropolitano di Tokyo

Il dazio sull’olio di oliva in Giappone: zero, anche senza accordo

L’olio di oliva entra in Giappone senza dazio, qualunque sia il paese di origine. Nella tariffa della dogana giapponese in vigore dal 1 aprile 2026 la tariffa generale delle voci 1509.20, 1509.30, 1509.40, 1509.90 e 1510 è «Free». Anche la colonna dell’Unione europea riporta «Free», e non aggiunge niente.

È la differenza principale con il vino in Giappone, dove lo zero vale solo con la prova di origine dell’accordo UE-Giappone e senza si paga la tariffa WTO. Sull’olio la prova di origine non cambia il dazio: se l’importatore la chiede, è per altre ragioni, e conviene chiedergli quali.

L’etichetta in giapponese dell’olio: le voci obbligatorie

Per vendere in Giappone un alimento trasformato importato serve l’etichetta in giapponese sul contenitore o sulla confezione, e ne risponde l’importatore. Il Governo metropolitano di Tokyo, nella guida per chi prepara per la prima volta un’etichetta in giapponese, elenca le voci obbligatorie e precisa che valgono anche per gli alimenti prodotti all’estero.

VoceCosa scrivereNote
Nome

Il nome del prodotto.

In giapponese, come ogni voce.

Ingredienti e additivi

Gli additivi separati dagli ingredienti.

Per un olio in purezza la lista è corta.

Termine e conservazione

Termine in ordine anno, mese, giorno; modalità di conservazione.

La data si scrive nell’ordine giapponese.

Valori nutrizionali

Energia, proteine, grassi, carboidrati, sodio espresso come sale equivalente.

Esenti i piccoli operatori che rientrano nei criteri di legge.

Origine e importatore

Paese di origine; nome e indirizzo dell’importatore.

L’importatore risponde dell’etichetta.

I valori nutrizionali sono cinque: energia, proteine, grassi, carboidrati e sodio, quest’ultimo espresso come sale equivalente. La stessa guida indica che i piccoli operatori che rientrano nei criteri della legge sull’imposta sui consumi o della legge quadro sulle piccole e medie imprese possono ometterli.

L’etichetta giapponese si aggiunge alla base europea delle norme di commercializzazione dell’olio, descritta nel pilastro sull’olio di oliva. Le differenze fra i mercati stanno in l’etichetta export, mercato per mercato.

La notifica sanitaria di ogni importazione

Chi importa alimenti in Giappone per venderli li notifica al Ministro della salute a ogni importazione, come chiede l’articolo 27 della legge sull’igiene degli alimenti. La notifica la presenta l’importatore, ma i dati sul prodotto, dalla composizione al processo, arrivano dal frantoio.

«Those who wish to import food, food additives, apparatus, containers and packaging for sale or for use in business, shall notify the Minister of Health, Labour, and Welfare on each occasion» (Ministero della salute giapponese, legge sull’igiene degli alimenti, art. 27)

Il modello, da scaricare

Un file, un foglio: la checklist dell’olio per il Giappone, con la fonte accanto a ogni riga e lo stato da compilare a tendina. Le voci dell’etichetta giapponese sono una per riga, così la bozza dell’importatore si controlla voce per voce prima della stampa.

FileCosa contieneLink
Olio in GiapponeExcel, un foglio

Dodici righe: dazio, notifica sanitaria, le voci dell’etichetta giapponese.

olio-giappone-checklist-etichetta.xlsx

I file sono liberi. Non c’è un modulo davanti, non chiediamo un indirizzo e non ci arriva nessuna notifica quando qualcuno li scarica. Il foglio non traduce l’etichetta: la bozza in giapponese la prepara e la firma l’importatore.

Domande e risposte

Quanto dazio paga l’olio di oliva in Giappone?

Zero. Nella tariffa della dogana giapponese al 1 aprile 2026 le voci 1509.20 (extra vergine), 1509.30 e 1509.40 (vergine), 1509.90 (altro olio di oliva) e 1510 (olio di sansa) hanno la tariffa generale a Free, per qualunque paese di origine.

A differenza del vino, sull’olio la prova di origine dell’accordo UE-Giappone non cambia il dazio.

L’olio di oliva venduto in Giappone deve avere l’etichetta in giapponese?

Sì. Per vendere in Giappone un alimento trasformato importato serve l’etichetta in giapponese sul contenitore o sulla confezione, e ne risponde l’importatore. Lo indica il Governo metropolitano di Tokyo nella guida alle etichette in giapponese.

Le voci obbligatorie sono nome, ingredienti e additivi, termine, conservazione, valori nutrizionali, paese di origine, nome e indirizzo dell’importatore.

Quali valori nutrizionali vanno sull’etichetta giapponese?

Cinque: energia, proteine, grassi, carboidrati e sodio espresso come sale equivalente.

I piccoli operatori che rientrano nei criteri della legge sull’imposta sui consumi o della legge quadro sulle piccole e medie imprese possono ometterli, secondo la guida del Governo metropolitano di Tokyo.

Chi fa la notifica sanitaria per importare olio in Giappone?

L’importatore. L’articolo 27 della legge giapponese sull’igiene degli alimenti chiede a chi importa alimenti per venderli di notificarlo al Ministro della salute a ogni importazione.

I dati sul prodotto, dalla composizione al processo, li fornisce il frantoio.

Serve la prova di origine per esportare olio in Giappone?

Per il dazio no, perché la tariffa generale giapponese sull’olio di oliva è già zero. Se l’importatore la chiede, è per altre ragioni, e conviene chiedergli quali.

Sul vino invece la prova di origine dell’accordo UE-Giappone è quella che porta il dazio a zero.

Note sulle fonti

  1. Dogana giapponese, tariffa in vigore dal 1 aprile 2026, capitolo 15, voci 1509.20, 1509.30, 1509.40, 1509.90 e 1510: tariffa generale e colonna dell’Unione europea, lette cella per cella.
  2. Ministero della salute giapponese (MHLW), importazione degli alimenti: articolo 27 della legge sull’igiene degli alimenti. La citazione fra virgolette è presa alla lettera dalla versione inglese.
  3. Governo metropolitano di Tokyo, guida alle etichette in giapponese degli alimenti trasformati importati: voci obbligatorie, valori nutrizionali, esenzione dei piccoli operatori, responsabilità dell’importatore.
  4. Le fonti sono state lette il 25 settembre 2026. Le traduzioni sono di Itria e non hanno valore ufficiale.
·Il passo successivo

In Giappone la prima domanda è la bozza dell’etichetta.

L’importatore la firma, voi gli date i dati. Averli pronti prima dell’offerta accorcia la trattativa. Con Itria partiamo dall’esterno per costruire sistemi digitali su misura per gli esportatori. Che per voi si traduce in più richieste, meno perdite e meno lavoro manuale. Scriveteci una riga su cosa vi pesa. Il primo passo lo facciamo noi: quello che un compratore vede quando vi cerca, e cosa ci abbiamo trovato. Anche se poi non lavoreremo insieme.