Esportare vino in Brasile. Il laboratorio conta quanto il vino.
In Brasile il vino italiano entra con certificati che non può firmare un laboratorio qualsiasi. Devono venire da un ente e da un laboratorio registrati nel SISCOLE.
Certificato di origine e di analisi da un laboratorio registrato. Il Ministero dell’agricoltura brasiliano (MAPA), nella pagina aggiornata il 10 marzo 2026, chiede il certificato di origine e di analisi del vino emesso da un ente e da un laboratorio stranieri registrati nel SISCOLE, secondo l’Instrução Normativa 39 del 2017.
L’importatore è registrato al MAPA. Deve avere la registrazione con l’attività di importatore della bevanda, sul sistema SIPEAGRO.
Il vino si vende dopo il certificato di ispezione. Il vino deve rispettare lo standard di identità e qualità brasiliano, e si può commercializzare solo con il Certificado de Inspeção de Importação con esito «Apto».
Questa pagina fa parte di esportare vino: i documenti, chi li emette e quando servono, e copre il mercato brasiliano. Le regole comuni a ogni alimento, dall’etichetta in portoghese ai controlli sanitari, stanno in esportare alimenti in Brasile.
Come esportare vino in Brasile: i documenti del MAPA
Per esportare vino in Brasile servono un importatore registrato al Ministero dell’agricoltura, un certificato di origine e di analisi emesso da un ente e da un laboratorio registrati nel SISCOLE, gli altri certificati del vino quando servono, e il certificato di ispezione brasiliano con esito positivo prima della vendita.
| Documento | Chi lo emette | Quando serve |
|---|---|---|
| Certificato di origine e di analisi | Ente e laboratorio stranieri registrati nel SISCOLE. | Sempre. |
| Certificato del tempo di invecchiamento | Chi lo emette si chiede all’importatore. | Quando il vino dichiara un invecchiamento. |
| Attestazione di tipicità e regionalità | Ente registrato nel SISCOLE. | Chiederlo all’importatore per il proprio vino. |
| DAT e documenti doganali | Importatore e spedizioniere. | Sempre: fattura, polizza di carico, dichiarazione di transito. |
| Certificado de Inspeção de Importação | MAPA, dopo l’ispezione e l’analisi. | Prima della vendita: esito «Apto». |
Il SISCOLE: perché il laboratorio conta
Il certificato di analisi che accompagna il vino in Brasile non lo può emettere un laboratorio qualsiasi. L’allegato XLI dell’Instrução Normativa 39 del 2017, il manuale Vigiagro, chiede che certificato di origine e di analisi siano emessi da un ente e da un laboratorio stranieri registrati nel SISCOLE.
«Certificado de Origem e de Análise do produto, emitidos por organismo e laboratório estrangeiros cadastrados no SISCOLE» (Ministero dell’agricoltura brasiliano, IN 39/2017, allegato XLI)
Per la cantina italiana la prima domanda è quindi al proprio laboratorio: è registrato nel SISCOLE? Se non lo è, l’analisi va fatta altrove, prima della spedizione. Il nome del laboratorio che l’importatore accetta si chiede per iscritto, insieme all’elenco dei documenti.
Allo stesso registro appartiene l’ente che attesta la tipicità e la regionalità del prodotto. Quando il vino dichiara un tempo di invecchiamento, serve anche il certificato che lo attesta.
L’importatore registrato su SIPEAGRO
L’importatore brasiliano deve avere la registrazione al Ministero dell’agricoltura con l’attività di importatore della bevanda che vuole importare, sul sistema SIPEAGRO. Chi non ce l’ha la chiede sullo stesso sistema, prima della spedizione. Per la cantina è la prima verifica sull’importatore, insieme al laboratorio.
In Brasile: analisi e certificato «Apto»
All’arrivo il vino deve rispettare lo standard di identità e qualità brasiliano, secondo la Norma Interna DIPOV 1 del 2019, e i laboratori federali di difesa agropecuaria ne fanno l’analisi. Il vino si può vendere solo quando l’importatore ha il Certificado de Inspeção de Importação con esito «Apto».
L’etichetta brasiliana, in portoghese, si aggiunge alla base europea dell’articolo 119 del regolamento (UE) 1308/2013, descritta nella pagina sui documenti del vino e la sua etichetta. Le differenze fra mercati stanno in l’etichetta export, mercato per mercato.
Il modello, da scaricare
Un file, un foglio: la checklist dei certificati per il vino in Brasile, con la norma accanto a ogni riga e lo stato da compilare a tendina. La prima riga da spuntare è quella del laboratorio registrato nel SISCOLE, perché senza quella gli altri documenti non bastano.
| File | Cosa contiene | Link |
|---|---|---|
| Vino in BrasileExcel, un foglio | Dieci righe: importatore, laboratorio, certificati, ispezione in Brasile. |
I file sono liberi. Non c’è un modulo davanti, non chiediamo un indirizzo e non ci arriva nessuna notifica quando qualcuno li scarica. Dazi e imposte brasiliane non sono nel foglio.
Domande e risposte
Cosa serve per esportare vino in Brasile?
Un importatore registrato al Ministero dell’agricoltura brasiliano (MAPA) su SIPEAGRO, un certificato di origine e di analisi emesso da un ente e da un laboratorio stranieri registrati nel SISCOLE, gli altri certificati quando servono, e il Certificado de Inspeção de Importação con esito Apto prima della vendita.
I documenti sono elencati nell’allegato XLI dell’Instrução Normativa 39 del 2017.
Chi può fare l’analisi del vino da esportare in Brasile?
Un laboratorio straniero registrato nel SISCOLE. Il Ministero dell’agricoltura brasiliano chiede che il certificato di origine e di analisi sia emesso da ente e laboratorio stranieri registrati in quel sistema.
Se il proprio laboratorio non è registrato, l’analisi va fatta altrove prima della spedizione.
Quali certificati servono per il vino in Brasile?
Il certificato di origine e di analisi, il certificato del tempo di invecchiamento quando il vino lo dichiara, l’attestazione di tipicità e regionalità del prodotto, i documenti doganali e la dichiarazione agropecuaria di transito internazionale (DAT).
Lo elenca l’allegato XLI dell’Instrução Normativa 39 del 2017, citato dal Ministero dell’agricoltura brasiliano.
Quando si può vendere il vino importato in Brasile?
Solo quando l’importatore ha il Certificado de Inspeção de Importação con esito Apto. Il vino deve rispettare lo standard di identità e qualità brasiliano, e i laboratori federali ne fanno l’analisi.
Lo scrive il Ministero dell’agricoltura brasiliano nella pagina sull’importazione di bevande e vino, aggiornata il 10 marzo 2026.
L’importatore brasiliano di vino deve essere registrato?
Sì. Deve avere la registrazione al Ministero dell’agricoltura con l’attività di importatore della bevanda, sul sistema SIPEAGRO.
Per la cantina italiana è la prima verifica da fare sull’importatore, insieme al laboratorio registrato nel SISCOLE.
Note sulle fonti
- Ministero dell’agricoltura brasiliano (MAPA), importazione di bevande, vino e derivati dell’uva e del vino, pubblicata il 3 aprile 2023 e aggiornata il 10 marzo 2026: la registrazione dell’importatore su SIPEAGRO, i documenti dell’Instrução Normativa 39 del 2017 (allegato XLI), la Norma Interna DIPOV 1 del 2019, il certificato di ispezione. La citazione fra virgolette è presa alla lettera.
- La fonte è stata letta il 25 settembre 2026. Dazi, imposte brasiliane e l’accordo fra Unione europea e Mercosur non sono trattati: non sono stati letti su una fonte primaria.
In Brasile la prima domanda è al vostro laboratorio.
Se è registrato nel SISCOLE, il resto è una lista di documenti. Se non lo è, conviene saperlo prima della prima spedizione. Con Itria partiamo dall’esterno per costruire sistemi digitali su misura per gli esportatori. Che per voi si traduce in più richieste, meno perdite e meno lavoro manuale. Scriveteci una riga su cosa vi pesa. Il primo passo lo facciamo noi: quello che un compratore vede quando vi cerca, e cosa ci abbiamo trovato. Anche se poi non lavoreremo insieme.