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Export15 settembre 20268 minuti di lettura

Licenza import export. Quattro cose diverse con lo stesso nome, e una è gratis.

Chi cerca la licenza per import export sta cercando una cosa che in Italia non ha un modulo. Quello che serve esiste, ha quattro nomi diversi, e uno dei quattro è gratis.

In breve

Non esiste una licenza generale di import export. Esistono una posizione d’impresa che probabilmente avete già, un codice doganale, una registrazione sanitaria dello stabilimento e poi le autorizzazioni per prodotto e per paese. Sono cose diverse, con enti diversi e tempi diversi.

Il codice EORI è gratuito. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha pubblicato il 23 luglio 2025 un avviso proprio su questo: erano arrivate segnalazioni su portali che offrono la registrazione dietro pagamento. Il rilascio è gratuito e può essere fatto solo dall’Agenzia.

Quello che costa è l’ordine, non la pratica. Le pratiche durano giorni; le registrazioni chieste dal paese di destinazione durano mesi. Chi le scopre nell’ordine sbagliato sposta la prima spedizione di un trimestre.

Questo pezzo fa parte della guida all’export operativo per il piccolo produttore alimentare e copre solo l’avvio: cosa serve avere prima di poter spedire. Tutto quello che viene dopo, dalla prima risposta a un compratore alla merce che parte, sta negli otto passaggi della guida.

Cosa la gente chiama licenza, e cosa è davvero

La parola licenza copre almeno quattro cose diverse, e la confusione costa tempo perché porta a cercare un ufficio che non esiste. Questa tabella mette la parola a sinistra e la cosa vera a destra.

Come viene chiamataCosa è davveroChi la rilascia
«Licenza per import export»

Una posizione d’impresa: partita IVA e iscrizione al Registro delle imprese. Chi produce e vende già in Italia ce l’ha.

Agenzia delle entrate e Camera di commercio, nel momento in cui l’attività è nata.

«Il codice per esportare»

Il codice EORI, il numero unico con cui le dogane di tutta l’Unione identificano un operatore economico.

Solo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, e gratuitamente.

«L’autorizzazione sanitaria»

La registrazione o il riconoscimento dello stabilimento alimentare. Chi produce alimenti ce l’ha già, ed è il presupposto di tutti i certificati che seguono.

L’azienda sanitaria locale competente per territorio.

«La licenza di importazione»dal lato di chi compra

L’autorizzazione che serve all’importatore nel suo paese: la licenza canadese, la registrazione cinese dello stabilimento, il permesso per l’alcol negli Emirati.

L’autorità del paese di arrivo, al vostro compratore. Non a voi.

«L’AEO»

L’operatore economico autorizzato: una certificazione di affidabilità che dà semplificazioni e riduzione dei controlli. Esiste in tre forme, AEOC, AEOS e AEOF.

L’Agenzia delle dogane e dei monopoli, a chi soddisfa criteri di organizzazione, contabilità, solvibilità e sicurezza. Non serve per cominciare.

La riga che manda fuori strada più spesso è la quarta. Chi legge «serve una licenza per importare alimenti in Canada» pensa di doverla prendere lui, e invece è un adempimento del compratore: diventa un vostro problema solo se lui non ce l’ha, e allora la trattativa si ferma prima di cominciare. Le righe paese per paese stanno nelle pagine dei singoli mercati, a partire da esportare alimenti in Canada.

Il codice EORI è gratuito, e c’è un avviso che lo dice

È la parte che rende utile questa pagina, perché chi cerca «come ottenere la licenza import export» finisce spesso addosso a qualcuno che gliela vende. Il 23 luglio 2025 l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha pubblicato un avviso proprio su questo, dopo aver ricevuto segnalazioni su portali web che offrono, dietro pagamento di un corrispettivo, un servizio di registrazione del codice EORI. La conclusione dell’avviso è una riga sola:

«il rilascio del Codice EORI, oltre ad essere gratuito, può essere effettuato solo da questa Agenzia»

La richiesta si presenta all’Ufficio delle Dogane territorialmente competente, seguendo le modalità pubblicate dall’Agenzia nella propria sezione dedicata. A cosa serve il codice lo spiega la stessa Agenzia: identificare in modo univoco l’operatore economico presso tutte le autorità doganali dell’Unione, per lo scambio di informazioni fra dogane e per le relazioni dell’operatore con esse.

Se qualcuno vi chiede denaro per attribuirvi un codice EORI, quel qualcuno vi sta vendendo un passaggio che potete fare da soli e che non costa niente. È l’unica raccomandazione di questa pagina che non riguarda una procedura.

L’ordine, che è la parte che costa

Le singole pratiche sono quasi tutte brevi. Quello che sposta una spedizione di mesi è farle nell’ordine sbagliato, perché alcune sono presupposto di altre e alcune dipendono da un’autorità straniera che non ha fretta.

QuandoCosaQuanto ci vuole
Passo 0probabilmente fatto

Partita IVA, Registro delle imprese, registrazione sanitaria dello stabilimento.

Nessuno, se producete e vendete già. Se manca la registrazione sanitaria, tutto il resto si ferma qui.

Passo 1subito, e gratis

Il codice EORI, all’Ufficio delle Dogane territorialmente competente.

È una domanda, non un percorso. Gratuito, e rilasciato solo dall’Agenzia.

Passo 2appena c’è un paese

La registrazione che il paese di destinazione chiede allo stabilimento: FDA per gli Stati Uniti, portale doganale per la Cina, e così via.

Mesi. È la voce più lunga della lista, e quella che quasi nessuno mette in calendario per tempo.

Passo 3per prodotto

Le autorizzazioni e le liste per il vostro prodotto: le liste ministeriali per certi alimenti e paesi, il codice accisa per il vino.

Variabile, e dipende dal prodotto. Il vino aggiunge un intero strato: i documenti del vino.

Passo 4per spedizione

Certificato sanitario alla ASL, documenti camerali, prova di origine.

Giorni, ma dalla presentazione della documentazione completa: due giorni lavorativi per il certificato di origine e tre per l’attestato di libera vendita alla Camera di commercio di Lecce.

La trappola sta nell’ultima colonna del passo 4, e si nasconde in cinque parole: dalla presentazione della documentazione completa. I due giorni partono quando gli allegati sono giusti, e gli allegati giusti richiedono giorni di lavoro prima. Il costo di un documento da 10 euro è il pomeriggio di chi lo prepara, non la tariffa: il conto per intero sta in quanto costa il primo ordine estero.

La trappola più cara sta però al passo 2, ed è di calendario. Una registrazione che dura mesi va aperta quando la trattativa comincia, non quando il compratore conferma l’ordine. Chi la apre dopo la conferma scopre di dover dire a un compratore appena convinto che la merce parte fra un trimestre.

La parte sanitaria, che è quella che ferma le spedizioni

Per gli alimenti la registrazione dello stabilimento è il presupposto, e i certificati che il paese di destinazione chiede nascono da lì. Il Ministero della Salute indica una strada precisa: le aziende interessate ad attivare le procedure di export devono rivolgersi primariamente alle aziende sanitarie locali competenti per territorio, e le certificazioni possono essere sottoscritte solo dal veterinario ufficiale o dal referente del servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione.

Il preavviso non è nazionale: lo fissa ogni azienda sanitaria, e la forbice che si trova leggendo tre pagine diverse va da tre a cinque giorni lavorativi. Chi si regola sulla ASL sbagliata perde una partenza. La procedura, ASL per ASL, sta in come si chiede il certificato sanitario; la differenza fra certificato sanitario e attestato di libera vendita sta in quale dei due vi sta chiedendo il compratore.

Un punto da portare al commercialista

Tutto quello che riguarda IVA, non imponibilità e prova d’uscita resta fuori da questa pagina di proposito. Non sono adempimenti da sbrigare in autonomia leggendo un articolo: si portano a chi vi tiene la contabilità, insieme alla domanda su come vanno fatturate le prime spedizioni estere.

Quando la lista smette di stare in testa a qualcuno

Con un prodotto e un mercato, questa lista si tiene a mente. Il punto in cui si rompe è la moltiplicazione: quattro referenze, tre paesi, e ogni combinazione con la sua registrazione, la sua scadenza e il suo preavviso. A quel punto il problema smette di essere sapere cosa serve e diventa accorgersi che una registrazione scade fra tre settimane.

È il momento in cui la lista va tolta dalla testa di qualcuno e messa dove un avviso arriva quando è il momento di muoversi, non quando è il momento di avere il documento. Con un vincolo che vale più della tecnologia, ed è scritto in Etica: il sistema prepara e segnala, ma nessuna richiesta parte verso un ente senza che una persona l’abbia letta e approvata.

Se il vostro caso è più stretto di questa pagina

La lista cambia con il prodotto e con il paese. Se ci scrivete cosa producete e dove volete vendere, vi diciamo quali dei cinque passi avete già fatto, quale dura mesi nel vostro caso e in che ordine conviene aprirli, così il calendario lo fate voi invece di subirlo.

Risponde una persona, la stessa che poi costruisce i sistemi, entro 24 ore, con una lettura della situazione e non con un preventivo. Si scrive da qui, e basta una riga.

Domande e risposte

Come si ottiene la licenza import export in Italia?

Non esiste una licenza generale da richiedere a un ufficio. Servono cose distinte: la posizione d’impresa (partita IVA e Registro delle imprese), che chi già produce e vende possiede; il codice EORI dell’Agenzia delle dogane; per gli alimenti la registrazione sanitaria dello stabilimento presso la ASL; e le autorizzazioni che dipendono da prodotto e paese.

Va tenuto distinto quello che serve all’importatore nel suo paese, che è un adempimento suo. La domanda utile riguarda l’ordine in cui si aprono i passaggi, non dove si prende la licenza, perché alcuni durano giorni e altri mesi.

Il codice EORI si paga?

No. Il 23 luglio 2025 l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha pubblicato un avviso dedicato, dopo segnalazioni su portali che offrono la registrazione dietro pagamento. La riga che chiude l’avviso: il rilascio «oltre ad essere gratuito, può essere effettuato solo da questa Agenzia».

La richiesta si presenta all’Ufficio delle Dogane territorialmente competente. Se qualcuno vi chiede denaro per attribuirvi un EORI, vi sta vendendo un passaggio che fate da soli e che non costa niente.

Serve una licenza per esportare alimenti?

Non una licenza di export in quanto tale, ma la parte sanitaria è il presupposto di tutto. Lo stabilimento deve essere registrato o riconosciuto presso la ASL competente per territorio, e da lì nascono i certificati che il paese di arrivo chiede.

Il Ministero della Salute indica di rivolgersi primariamente alle aziende sanitarie locali, e che le certificazioni le firma solo il veterinario ufficiale o il referente SIAN. Il preavviso non è nazionale: lo fissa ogni ASL, e va da tre a cinque giorni lavorativi.

Quanto tempo ci vuole prima di poter spedire all’estero?

Dipende quasi tutto da un passaggio solo, e non è quello italiano. Le pratiche nazionali sono brevi: l’EORI è una domanda, e i documenti camerali escono in due o tre giorni lavorativi dalla presentazione della documentazione completa, e quei giorni partono quando gli allegati sono già giusti.

Quello che dura mesi è la registrazione che il paese di destinazione chiede allo stabilimento. Va aperta quando la trattativa comincia, non quando il compratore conferma: aprirla dopo significa dire a un compratore appena convinto che la merce parte fra un trimestre.

L’AEO serve per iniziare a esportare?

No. L’operatore economico autorizzato è una certificazione di affidabilità, non un permesso di esportare: chi soddisfa i criteri su organizzazione, obblighi doganali, contabilità, solvibilità e sicurezza ottiene semplificazioni e meno controlli. Esiste in tre forme, AEOC, AEOS e AEOF.

È uno strumento per chi ha già volumi e struttura, non un passaggio di avvio. E non va confuso con lo status di esportatore autorizzato, che riguarda invece la dichiarazione di origine preferenziale.

Note sulle fonti

  1. Agenzia delle dogane e dei monopoli, avviso «Codice EORI, modalità di richiesta» del 23 luglio 2025: le segnalazioni sui portali a pagamento, la presentazione all’Ufficio delle Dogane territorialmente competente, e il rilascio gratuito e riservato all’Agenzia. La citazione fra virgolette è presa alla lettera dall’avviso.
  2. Agenzia delle dogane e dei monopoli, EOS (EORI + AEO): a cosa serve il codice EORI, e cosa sono invece AEOC, AEOS e AEOF, con i criteri di valutazione su cui l’AEO si fonda.
  3. Ministero della Salute, certificazioni per l’esportazione: le aziende devono rivolgersi primariamente alle aziende sanitarie locali competenti per territorio, e la firma spetta al veterinario ufficiale o al referente SIAN.
  4. Camera di commercio di Lecce, costi, tempi e modalità di rilascio dei documenti per l’export: due giorni lavorativi per il certificato di origine e tre per l’attestato di libera vendita, dalla presentazione della documentazione completa. Sono tempi di una singola Camera e non valori nazionali.
  5. Questa pagina non pubblica una durata media per le registrazioni chieste dai paesi di destinazione: dipendono dal paese, dal prodotto e dalla completezza della domanda, e non esiste una fonte pubblica che le fissi. Dove si legge «mesi», è l’ordine di grandezza con cui vanno messe in calendario, non una misura.
  6. Materia fiscale. IVA, non imponibilità e prova d’uscita non sono trattati in questa pagina: vanno portati al proprio commercialista.
·Il passo successivo

Le pratiche durano giorni. Le registrazioni straniere durano mesi.

Sapere quale delle due avete davanti, prima di promettere una data a un compratore, è tutto il valore di questa lista. Con Itria partiamo dall’esterno per costruire sistemi digitali su misura per gli esportatori. Che per voi si traduce in più richieste, meno perdite e meno lavoro manuale. Scriveteci una riga su cosa vi pesa. Il primo passo lo facciamo noi: quello che un compratore vede quando vi cerca, e cosa ci abbiamo trovato. Anche se poi non lavoreremo insieme.