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GlossarioMattia Esposito26 settembre 20266 minuti di lettura

KPI. I pochi numeri che dicono se l’azienda va dove deve andare.

Un KPI (key performance indicator, cioè indicatore chiave di prestazione) è un numero che misura quanto un’azienda si sta avvicinando a un obiettivo preciso, in un periodo preciso. Ogni KPI è una metrica, e solo poche metriche meritano di diventare KPI.

In breve

Un KPI ha quattro parti: cosa misura, come si calcola, ogni quanto si legge e quale valore è l’obiettivo. Senza l’obiettivo resta una statistica.

Quello che si misura orienta il comportamento. Robert Kaplan e David Norton aprivano così il loro articolo del 1992 sulla Harvard Business Review: «What you measure is what you get».

Nelle piccole imprese italiane i numeri si leggono ancora poco: usa un software di business intelligence il 12,2% delle imprese fra 10 e 49 addetti, contro il 70,3% delle grandi, secondo Eurostat per il 2025.

Questa voce fa parte del glossario dell’AI e dell’automazione, dove ogni termine ha una definizione breve. Qui la definizione si allarga: le parti di un KPI, sette esempi con la formula, quanti sceglierne, la differenza con metriche e SLA, e come si leggono senza ricalcolarli a mano.

Cosa sono i KPI

Un KPI è un indicatore scelto perché misura un obiettivo che conta, e letto con una cadenza fissa. Il fatturato del mese è una metrica. Diventa un KPI quando accanto c’è un obiettivo scritto, qualcuno che lo legge ogni lunedì, e una decisione che cambia se il numero si allontana da dove doveva essere.

Le parti di un KPI sono quattro. Il nome, cioè cosa misura. La formula, cioè come si calcola e con quali dati. La cadenza, cioè ogni quanto si legge. Il valore obiettivo, cioè dove deve arrivare e per quando. Un indicatore che manca di una delle quattro produce discussioni in riunione invece di decisioni.

Da dove viene l’idea

Nel gennaio 1992 Robert Kaplan e David Norton aprivano sulla Harvard Business Review l’articolo sulla balanced scorecard con una frase: «What you measure is what you get», ottieni quello che misuri. Il sistema di misura di un’azienda, scrivevano, influenza con forza il comportamento di chi la dirige e di chi ci lavora.

Nello stesso articolo osservavano che gli indicatori finanziari tradizionali, come il ritorno sull’investimento, possono dare segnali fuorvianti su miglioramento e innovazione. Da lì l’idea di affiancare ai numeri del bilancio quelli dei clienti e dei processi, che si muovono prima del fatturato e dicono in anticipo dove sta andando.

Sette esempi di KPI, con la formula

Sette indicatori coprono le quattro aree che quasi ogni piccola impresa ha: vendite, clienti, operazioni, amministrazione. La formula è la parte che conta: due persone che calcolano lo stesso KPI in modi diversi otterranno due numeri, e discuteranno del numero invece che dell’azienda.

KPICome si calcolaCosa dice
Tasso di conversionevendite

Offerte accettate diviso richieste ricevute, nel mese.

Quante richieste diventano clienti. Se scende, il problema sta fra la richiesta e l’offerta.

Valore medio dell’ordinevendite

Fatturato del periodo diviso numero di ordini.

Se i clienti comprano di più o di meno a ogni ordine.

Tempo di prima rispostaclienti

Tempo mediano fra l’arrivo di una richiesta e la prima risposta di una persona o del sistema.

Quanto aspetta chi vi scrive. È il primo numero che un cliente percepisce.

Tasso di riacquistoclienti

Clienti che hanno comprato di nuovo diviso clienti attivi nello stesso periodo dell’anno prima.

Quanti clienti tornano. Il suo contrario è l’abbandono.

Consegne puntualioperazioni

Ordini consegnati entro la data promessa diviso ordini consegnati.

Se la promessa fatta al cliente viene mantenuta.

Giorni medi di incassoamministrazione

Crediti verso clienti diviso fatturato del periodo, moltiplicato per i giorni del periodo.

Quanto tempo passa fra la fattura e i soldi sul conto.

Scaduto sul totaleamministrazione

Fatture scadute e non pagate diviso crediti totali verso clienti.

Quanta parte dei crediti è già in ritardo, e va sollecitata.

Quanti KPI servono, e quali scartare

Il numero giusto lo decide una domanda: per ogni indicatore, quale decisione cambia se il numero si muove? Se la risposta è nessuna, l’indicatore esce dall’elenco. Il titolare legge i KPI dell’azienda; ogni persona legge quelli su cui può agire, e solo quelli.

Il rischio opposto ha un nome, metrica di vanità: un numero che cresce e fa piacere guardare, come le visite al sito o i follower, ma non dice se l’azienda sta guadagnando. Si riconosce con due domande. Se domani raddoppiasse, cosa fareste di diverso? E chi se ne accorgerebbe fra i clienti?

Come si leggono, senza ricalcolarli a mano

Un KPI serve se arriva a chi decide già calcolato, sempre con la stessa cadenza. Nel 2025, secondo Eurostat, usa un software di business intelligence il 16,0% delle imprese italiane con almeno 10 addetti: il 12,2% delle piccole e il 70,3% delle grandi. Secondo Istat, l’analisi dei dati riguarda il 41,9% delle PMI e l’83,6% delle grandi imprese.

Il lavoro vero sta a monte. I dati da cui il KPI si calcola devono arrivare da soli: dal gestionale, dal CRM, dalla casella di posta. Un indicatore che qualcuno deve ricalcolare a mano ogni lunedì smette presto di essere letto, e con lui la decisione che doveva produrre.

KPI e SLA

Un KPI misura un obiettivo interno; uno SLA, service level agreement, è un livello di servizio promesso a qualcun altro, spesso scritto in un contratto. Lo stesso numero può essere entrambe le cose. Il tempo di prima risposta è un KPI se è l’obiettivo del reparto, e diventa uno SLA quando è promesso al cliente, per esempio una risposta entro 24 ore.

Come lo usa Itria

Il Cruscotto di Itria è una pagina di KPI: i numeri che contano per quell’azienda, calcolati ogni giorno dai dati che già esistono e leggibili in pochi minuti. La reportistica mensile porta gli stessi numeri il primo del mese, in una lettera per il titolare e in un file per il commercialista.

Prima di costruire si sceglie insieme quali numeri entrano, e si fissa una misura di partenza: il valore di oggi, prima di cambiare qualsiasi cosa. È il primo dei principi scritti in Etica, «Analisi prima della soluzione»: senza il valore di partenza, nessun miglioramento si può dimostrare.

Termini correlati

Metrica di vanità

Il numero che cresce e rassicura senza cambiare nessuna decisione. Il contrario di un KPI.

Tempo di prima risposta

Il tempo fra l’arrivo di una richiesta e la prima risposta. È il KPI che un cliente percepisce per primo.

CRM

Il software delle relazioni con i clienti. Da lì escono i KPI commerciali, se i dati ci entrano da soli.

SLA

Il livello di servizio promesso, spesso per contratto. Si misura con gli stessi numeri di un KPI.

Domande e risposte

Cosa sono i KPI in parole semplici?

I KPI, key performance indicator, sono i pochi numeri che dicono se un’azienda si sta avvicinando ai suoi obiettivi. Ogni KPI ha quattro parti: cosa misura, come si calcola, ogni quanto si legge e quale valore è l’obiettivo.

Il fatturato del mese diventa un KPI quando accanto c’è un obiettivo scritto e qualcuno che lo legge con una cadenza fissa.

Qual è la differenza fra KPI e metrica?

Una metrica è qualunque numero misurabile: visite al sito, telefonate, ordini. Un KPI è una metrica scelta perché misura un obiettivo che conta, con un valore obiettivo e una decisione che cambia se il numero si allontana.

Tutti i KPI sono metriche, poche metriche meritano di diventare KPI. Un numero che cresce sempre e non cambia nessuna decisione è una metrica di vanità.

Quali sono esempi di KPI commerciali?

Il tasso di conversione delle richieste, cioè offerte accettate diviso richieste ricevute nel mese. Il valore medio dell’ordine, cioè fatturato diviso numero di ordini.

Il tempo di prima risposta, cioè il tempo mediano fra l’arrivo di una richiesta e la prima risposta. Il tasso di riacquisto, cioè i clienti che hanno comprato di nuovo diviso i clienti attivi dell’anno prima.

Quanti KPI deve avere una piccola impresa?

Pochi, e il numero giusto lo decide una domanda: per ogni indicatore, quale decisione cambia se il numero si muove? Se nessuna, l’indicatore esce. Un titolare legge i KPI dell’azienda, ogni persona quelli su cui può agire.

Un elenco lungo produce discussioni invece di decisioni, e un indicatore ricalcolato a mano ogni settimana smette presto di essere letto.

Che differenza c’è fra KPI e SLA?

Un KPI misura un obiettivo interno dell’azienda. Uno SLA, service level agreement, è un livello di servizio promesso a qualcun altro, spesso scritto in un contratto.

Lo stesso numero può essere entrambe le cose: il tempo di prima risposta è un KPI se è l’obiettivo del reparto, diventa uno SLA quando è promesso al cliente, per esempio una risposta entro 24 ore.

Note sulle fonti

  1. La frase e le due osservazioni vengono da Robert S. Kaplan e David P. Norton, The Balanced Scorecard: Measures that Drive Performance, Harvard Business Review, gennaio-febbraio 1992, nella parte dell’articolo pubblicata in chiaro, letta il 26 settembre 2026.
  2. Le quote di imprese che usano software di business intelligence vengono dalla rilevazione Eurostat 2025 sull’uso delle tecnologie dell’informazione nelle imprese, dataset isoc_eb_iip, e dalla pagina E-business integration. Coprono le imprese da 10 addetti in su.
  3. Le quote sull’analisi dei dati vengono da Istat, Imprese e ICT, anno 2025: analisi svolta con personale interno o con organizzazioni esterne, imprese con almeno 10 addetti.
  4. Le sette formule sono le definizioni correnti di questi indicatori, scritte per una piccola impresa. Chi le adotta fissa per iscritto il periodo e i dati di partenza, così che il numero si possa ricalcolare uguale.
·Il passo successivo

I numeri li avete già. Si tratta di farli arrivare, ogni mattina, già letti.

Il primo passo con Itria è una videochiamata di quindici minuti: si guarda quali numeri decidono il vostro mese e da dove si possono prendere senza ricalcolarli a mano. Scriveteci una riga su cosa vi pesa. Il primo passo lo facciamo noi: quello che un cliente vede quando vi cerca, e cosa ci abbiamo trovato. Anche se poi non lavoreremo insieme.