Bozze multilingue. Già scritte nella lingua di chi legge, con la vostra firma sopra.
La richiesta di un buyer tedesco, la scheda tecnica che il distributore vuole in inglese, le condizioni di vendita da mandare in Francia. Ogni volta qualcuno si ferma, apre un traduttore e ricompone il testo a mano. Questo pezzo consegna la bozza già scritta nella lingua giusta, e chi la firma la rilegge e la manda.
La bozza arriva pronta. Mail, schede, listini e istruzioni vengono preparati nella lingua del destinatario, con la struttura che usate voi e i vostri dati dentro.
I termini che contano non si traducono a caso. Nomi di prodotto, diciture di legge, incoterm e condizioni di pagamento stanno in un glossario deciso una volta, e ogni bozza lo rispetta.
Nessuna riga parte senza una rilettura. Chi firma legge e invia. Quello che impegna l’azienda con un prezzo o una conferma non parte mai da solo.
Questa è la scheda di un singolo pezzo del sistema. Gli altri pezzi, e il criterio con cui si sceglie da quale partire, stanno nella pagina dei servizi.
Cosa cambia in pratica
La stesura sparisce dalla giornata e resta la rilettura, che è il lavoro che sa fare solo chi conosce il cliente. Su contenuti tecnici la differenza misurata è grande: dodici traduttori professionisti che partivano da una bozza automatica invece che dal foglio bianco hanno prodotto in media il 74% in più di parole all’ora.
Il dato viene da un test pubblicato da Plitt e Masselot sul Prague Bulletin of Mathematical Linguistics, su 144.648 parole di contenuto reale e quattro lingue di arrivo. Il guadagno individuale andava dal 20% al 131%, quindi il numero che conta è il vostro, non la media.
Il tempo non si perde a tradurre. Si perde a ricominciare da capo ogni volta che arriva una richiesta nella lingua sbagliata.
Il secondo cambiamento si vede dopo qualche settimana. Le comunicazioni verso lo stesso mercato iniziano a somigliarsi: stesso nome per lo stesso prodotto, stessa dicitura per la stessa condizione, stesso tono. Oggi quella coerenza dipende da chi era in ufficio quel giorno.
Chi legge compra nella propria lingua, e spesso solo in quella
Il 76% dei consumatori preferisce comprare prodotti con le informazioni nella propria lingua e il 40% non compra mai da un sito in un’altra lingua: lo misura l’indagine Can’t Read, Won’t Buy di CSA Research, su 8.709 consumatori in 29 paesi.
Nella stessa indagine il 66% dichiara di usare comunque un traduttore automatico quando l’informazione nella sua lingua non c’è. Vale la stessa cosa per un buyer che riceve una scheda solo in italiano: la fa tradurre a una macchina, e la vostra descrizione arriva a destinazione con parole che non avete scelto voi.
È un campione di consumatori privati in 29 paesi, non di uffici acquisti, e va detto. La direzione però è la stessa che si vede su ogni risposta a un importatore estero: chi riceve un testo nella propria lingua risponde, chi riceve un testo da decifrare rimanda.
Sulle informazioni obbligatorie la lingua la decide la legge del paese
Nell’alimentare non è una scelta di cortesia. L’articolo 15 del regolamento UE 1169/2011 lo scrive così: «le informazioni obbligatorie sugli alimenti appaiono in una lingua facilmente comprensibile da parte dei consumatori degli Stati membri nei quali l’alimento è commercializzato».
Lo stesso articolo aggiunge che ogni Stato membro può imporre sul proprio territorio una o più lingue ufficiali dell’Unione. Significa che la lingua dell’etichetta non dipende da chi vende ma dal mercato in cui il prodotto finisce, e cambia paese per paese: il quadro completo sta nella guida su l’etichetta per paese di destinazione.
Per questo le diciture di legge non vengono mai riformulate. Entrano nel glossario nella forma esatta prevista, e il sistema le ricopia invece di tradurle. Tradurre bene una dicitura obbligatoria significa comunque sbagliarla.
Il glossario si decide una volta e vale per tutti i documenti
In analisi si mette per iscritto una lista corta: i nomi commerciali dei prodotti, le denominazioni di vendita, gli incoterm, le condizioni di pagamento, le unità di misura e le formule che usate in chiusura. Sono le parole che non devono cambiare fra una mail e una scheda tecnica.
Quella lista viene imposta a ogni bozza, in ogni lingua. Se il vostro prodotto si chiama in un modo sui mercati esteri, nessuna bozza lo traduce, e se una condizione di pagamento si scrive in una forma sola, esce sempre in quella forma. La scheda tecnica in inglese e la mail di accompagnamento smettono di dire due cose diverse.
Il resto del testo, invece, si adatta a chi legge. La stessa informazione si scrive in modo diverso per un ufficio acquisti tedesco e per un distributore spagnolo, e questo è il lavoro che il sistema fa bene quando il perimetro dei termini fissi è chiaro.
Cosa fa il sistema, passaggio per passaggio
Ogni documento in uscita segue lo stesso percorso, qualunque sia la lingua di arrivo, e ogni passaggio lascia una riga di registro che dice cosa è successo e quando.
| Passaggio | Cosa succede | Cosa ottenete |
|---|---|---|
| Linguadi chi legge | La lingua del destinatario viene riconosciuta dalla richiesta in arrivo o dalla scheda del contatto, non chiesta ogni volta. |
Nessuno deve ricordarsi in che lingua si scrive a quel cliente, nemmeno chi lo sente per la prima volta. |
| Contenutodai vostri dati | La bozza si compone sui vostri dati reali, cioè listino, disponibilità, condizioni e testi già approvati, non su quello che il modello immagina. |
I numeri dentro la mail sono i vostri, e non c’è niente da ricontrollare a mano riga per riga. |
| Glossariotermini imposti | I termini fissi vengono applicati dopo la stesura, così nessuna scelta linguistica può sovrascriverli. |
Il nome del prodotto e le diciture di legge escono sempre identici, in tutte le lingue e in tutti i documenti. |
| Riletturadi una persona | La bozza arriva pronta a chi firma, con evidenziato quello che il sistema ha dovuto decidere da solo. |
Si legge e si manda in un minuto, invece di riscrivere da capo in mezz’ora. |
| Invioe archivio | Il testo inviato viene conservato accanto al contatto, con la lingua e la versione usata. |
La volta dopo si riparte da quello che avete già detto, e il cliente non riceve due versioni diverse. |
La rilettura, che è la parte che rende il resto spedibile
La traduzione automatica è ormai la normalità anche fra i professionisti: nell’indagine European Language Industry Survey 2026, su 1.058 partecipanti in 45 paesi, il 63% dei traduttori indipendenti lavora su testi già tradotti a macchina.
Nella stessa indagine solo il 23% di quei professionisti giudica alta o molto alta la qualità di quello che esce dalle macchine, contro il 40% dell’anno prima. Chi la usa tutti i giorni la giudica peggio di chi la prova, ed è il motivo per cui la rilettura non è una precauzione da togliere quando il sistema sarà maturo.
La revisione di un testo tradotto a macchina ha una norma dedicata, la ISO 18587:2017, che descrive il processo e le competenze di chi lo esegue. Un settore che ha scritto una norma per la persona che rilegge dice qualcosa di preciso su quanto quella persona sia sostituibile.
Le due cose che una macchina sbaglia senza accorgersene sono le stesse ovunque: un termine tecnico reso con un sinonimo plausibile, e un tono che in quella lingua suona di un’altra distanza. Nessuna delle due si vede rileggendo in italiano, ed entrambe le vede in tre secondi chi conosce il cliente.
Cosa parte da solo e cosa aspetta una persona
Fuori dall’orario di lavoro una risposta di primo contatto può partire da sola, nella lingua di chi ha scritto, sulle sole informazioni già approvate da voi. Dentro l’orario decidete voi, canale per canale, con un interruttore.
Quello che impegna l’azienda non parte mai da solo: prezzi, preventivi, sconti, conferme d’ordine e condizioni contrattuali aspettano una persona in ogni caso, a qualsiasi ora arrivi la richiesta.
Quando la risposta parte in automatico lo dichiara in una riga. Dal 2 agosto 2026 è applicabile l’articolo 50 dell’AI Act, e chi legge deve sapere di stare parlando con un sistema prima di parlarci, non dopo. Come lo diciamo sta nella pagina di trasparenza AI, e il ragionamento sul vincolo umano nella pagina sui principi con cui costruiamo.
La stessa cosa cambia nome secondo il mestiere
Il meccanismo è identico, il documento che oggi si riscrive a mano no. Conviene guardare il proprio caso, perché è lì che si capisce quanto costa ogni settimana.
| Settore | Il documento che oggi si riscrive | Dove si vede |
|---|---|---|
| Agroalimentareed export | La risposta a una richiesta di un distributore estero, con listino, schede tecniche e condizioni, che oggi aspetta la persona che sa l’inglese. |
|
| Ospitalitàstrutture ricettive ed eventi | Le richieste di preventivo che arrivano in tre lingue diverse, e le istruzioni per l’arrivo che ogni volta si riscrivono uguali. |
|
| Ristorazionee bar | Il menù e gli allergeni per i clienti stranieri, che cambiano ogni stagione e vanno rifatti in ogni lingua. |
Cosa questo pezzo non fa
Non è un servizio di traduzione giurata o certificata. Dove serve una traduzione asseverata, una legalizzazione o la firma di un traduttore giurato, quel passaggio resta di un professionista abilitato, e il sistema si ferma prima.
Non si assume la responsabilità di quello che finisce sull’etichetta. Prepara la bozza e tiene ferme le diciture concordate, mentre la conformità del prodotto immesso sul mercato resta di chi lo immette.
Non decide a chi scrivere e non gestisce l’arrivo delle richieste. La prima risposta a chi bussa è un problema diverso, e se ne occupa Inbox AI; i documenti che entrano e vanno riportati nel gestionale li tratta l’inserimento automatico documenti.
Domande e risposte
In quante lingue può lavorare?
Nelle lingue in cui vendete davvero, e conviene partire da due o tre. Ogni lingua aggiunta porta con sé un glossario da riempire e qualcuno che sappia leggere il risultato.
Aprirne otto il primo giorno significa avere otto lingue che nessuno controlla. Si aggiungono quando esiste il cliente, non quando esiste l’idea del cliente.
Chi garantisce che la traduzione sia giusta?
La rilettura di una persona, che resta obbligatoria prima dell’invio. Nell’indagine europea di settore ELIS 2026, su 1.058 partecipanti in 45 paesi, solo il 23% dei professionisti indipendenti giudica alta o molto alta la qualità della traduzione automatica, contro il 40% dell’anno prima.
La revisione di un testo tradotto a macchina ha una norma dedicata, la ISO 18587:2017. Il sistema toglie il lavoro di stesura, non la responsabilità di chi firma.
Serve anche per l’etichetta e per i documenti obbligatori?
Prepara la bozza e tiene il glossario allineato, ma la responsabilità resta di chi immette il prodotto sul mercato. Il regolamento UE 1169/2011, articolo 15, chiede che le informazioni obbligatorie sugli alimenti appaiano in una lingua facilmente comprensibile per i consumatori del paese in cui l’alimento è commercializzato, e permette agli Stati membri di imporre una o più lingue ufficiali.
Le diciture di legge non vengono mai riformulate liberamente: entrano nel glossario nella forma esatta e restano quelle.
Il destinatario si accorge che la bozza l’ha scritta un sistema?
Se una risposta parte in automatico fuori orario, lo dichiara in una riga. Dal 2 agosto 2026 è applicabile l’articolo 50 dell’AI Act, che chiede che una persona sappia di stare interagendo con un sistema prima di interagirci, non dopo.
Le bozze che rilegge e invia una persona sono comunicazioni della persona che le firma, come una lettera scritta con un correttore ortografico davanti.
Come si misura se sta funzionando?
Con il tempo di preparazione di una comunicazione multilingue, misurato prima su un lotto reale e riconfrontato dopo. Il secondo numero è la quota di bozze che una persona riscrive invece di limitarsi a correggerle: se cresce, il glossario è incompleto o la lingua è stata aperta troppo presto.
Il terzo, dove ha senso, è il tempo che passa fra la richiesta di un buyer estero e la risposta partita.
Note sulle fonti
- Il requisito linguistico delle informazioni obbligatorie sugli alimenti è all’articolo 15 del regolamento (UE) 1169/2011, testo consolidato su EUR-Lex. È una norma, quindi non ha campione: vale per ogni alimento immesso sul mercato dell’Unione.
- Il guadagno medio del 74% di parole all’ora, con variazione individuale dal 20% al 131%, viene da Mirko Plitt e François Masselot, A Productivity Test of Statistical Machine Translation Post-Editing in a Typical Localisation Context, The Prague Bulletin of Mathematical Linguistics 93, 2010, pagine 7-16. È un test su dodici traduttori professionisti, su 144.648 parole di contenuto software di una sola azienda, con tecnologia del 2010: lo citiamo per l’ordine di grandezza e per la variazione fra persone, non come promessa sul vostro caso.
- Il 76%, il 40% e il 66% sono di CSA Research, Can’t Read, Won’t Buy. Il campione è di 8.709 consumatori privati in 29 paesi, quindi misura comportamenti d’acquisto al dettaglio e non uffici acquisti: la direzione è utile, il numero non si trasferisce tale e quale a una trattativa fra aziende.
- Il 63% di traduttori indipendenti che lavorano su testi pre-tradotti e il 23% che giudica alta la qualità automatica sono nel rapporto European Language Industry Survey 2026, pagine 31-33. Rispondono 1.058 professionisti e aziende del settore linguistico in 45 paesi, cioè persone che vendono traduzione: è un campione interessato, e lo diciamo.
- La norma ISO 18587:2017 definisce processo e competenze della revisione umana completa di un testo tradotto a macchina.
- Questa pagina non riporta risultati ottenuti presso un cliente, perché questo pezzo non è ancora stato consegnato a un cliente. Le prove citate sono verifiche di funzionamento fatte in prova.
Quindici minuti, col vostro caso davanti.
Quante richieste in una lingua straniera arrivano in un mese, e quanto tempo passa prima che partano le risposte? Se la risposta è che non si sa, quella è già l’informazione più utile, e si conta in trenta giorni. In quindici minuti al telefono la guardiamo insieme e vi diciamo da dove conviene partire, anche se poi non lavoreremo insieme.
Risponde Mattia Esposito, che poi costruisce il sistema: non c’è un commerciale in mezzo. Se preferite misurare da soli prima di parlare, il Diagnostico è venti domande e cinque minuti.