Sistemi AI2 settembre 20266 minuti di lettura

Avvisi scadenze operative. Suona solo quando c’è qualcosa da fare.

Il contratto si è rinnovato da solo perché il termine di disdetta è passato tre settimane fa. Nessuno se n’è dimenticato: nessuno lo sapeva. Questo pezzo controlla le scadenze ogni mattina e segnala solo quelle su cui si può ancora fare qualcosa.

In breve

Avvisa poco, e per questo lo leggete. Passano solo le scadenze che richiedono un’azione. Il resto resta nell’elenco, consultabile, senza suonare.

Ogni avviso ha un nome sopra. Un avviso mandato a tutti non è di nessuno, quindi ogni scadenza ha un destinatario dichiarato e un termine entro cui si chiude.

Si conta quanti avvisi vengono ignorati. È la misura di salute dello scadenzario: se quella quota cresce, il sistema sta diventando rumore e va tarato.

Questa è la scheda di un singolo pezzo del sistema. Gli altri pezzi, e il criterio con cui si sceglie da quale partire, stanno nella pagina dei servizi.

Le scadenze che si perdono sono quelle senza un proprietario

Nessuno dimentica la data che ha in testa. Si perdono le scadenze che stanno dentro un contratto firmato quattro anni fa da una persona che nel frattempo fa un altro lavoro, e che nessuno ha mai trascritto da nessuna parte.

Il secondo tipo che si perde è quello con troppi proprietari. Una data che riguarda tre persone viene guardata da zero persone, perché ognuna presume che se ne stia occupando un’altra, e la presunzione regge fino al giorno dopo la scadenza.

Una scadenza mancata non costa il giorno in cui scade. Costa i dodici mesi di rinnovo che partono automaticamente il giorno dopo.

Cosa cambia in pratica

I rinnovi taciti smettono di essere una sorpresa. Il termine di disdetta arriva con il preavviso concordato per quel tipo di contratto, a una persona precisa, e resta aperto finché qualcuno non dichiara cosa ha deciso.

Il secondo cambiamento è che le scadenze escono dalla testa delle persone. Chi va in ferie non porta via con sé una data, e chi cambia ruolo lascia lo scadenzario dietro di sé invece di portarselo in un quaderno.

Il terzo è il più utile e arriva dopo qualche mese: si scopre quante scadenze esistevano senza che nessuno le avesse mai contate. Il primo censimento è quasi sempre la parte che sorprende di più.

Un avviso che arriva sempre smette di essere letto

È il motivo per cui questo pezzo avvisa poco, e la misura viene da un campo dove gli avvisi contano molto più che in un ufficio. Una revisione di 17 studi pubblicata sulla rivista dell’associazione americana di informatica medica riporta un dato secco: «Drug safety alerts are overridden by clinicians in 49% to 96% of cases».

Sono avvisi che riguardano la sicurezza di un paziente, ignorati fino a novantasei volte su cento. Un promemoria su un rinnovo di fornitura, dentro un elenco che ne manda quindici al giorno, ha una vita molto più breve di quella, e il risultato è un sistema installato che nessuno guarda.

La conseguenza operativa è una regola di costruzione, non una preferenza: la soglia per far suonare un avviso si alza finché ogni avviso corrisponde a qualcosa da fare. Tutto il resto resta consultabile in un elenco, che è un posto diverso dall’attenzione di una persona.

L’avviso che interrompe viene accettato meno

La forma dell’avviso cambia il risultato, e anche questo è misurato. Una revisione sistematica del 2019 sulla stessa rivista, che ha selezionato 39 articoli su 1.011, ha confrontato gli avvisi che si piazzano davanti a chi lavora con quelli che non lo fanno.

Gli avvisi che interrompono vengono accettati nel 38,67% dei casi, quelli che non interrompono nel 61,57%, con una differenza statisticamente significativa. Chiedere attenzione con più forza ottiene meno attenzione, ed è il contrario di quello che quasi tutti i sistemi di avviso presumono.

La conclusione degli autori indica anche l’altra leva: «Alert fatigue may be mitigated by redesigning the interactive behavior of CDS and tailoring CDS to clinical roles». Tradotto fuori dalla corsia, l’avviso si taglia sul ruolo di chi lo riceve, e uno stesso avviso mandato a tutti vale meno di uno mandato a chi può agire.

Da qui la scelta: l’avviso arriva in un posto in cui si va a guardare, con l’urgenza scritta accanto e il termine sopra. Interrompe soltanto quando la finestra per agire sta per chiudersi, e in quel caso l’interruzione è il messaggio.

Cosa entra nello scadenzario, e cosa no

Entra tutto quello che ha una data certa e un’azione possibile. Una data senza un’azione non è una scadenza, è un’informazione, e le informazioni stanno in un elenco e non in un avviso.

TipoCome viene trattatoCosa ottenete
Rinnovi taciticontratti e forniture

Il preavviso parte dal termine di disdetta scritto nel contratto, non dalla data di scadenza, e resta aperto finché non si decide.

La scelta di rinnovare torna a essere una scelta, invece di succedere da sola.

Documenti a terminecertificazioni, analisi

La data di validità viene letta dal documento quando entra, e il preavviso tiene conto dei tempi di rinnovo di quell’ente.

Nessun documento scaduto scoperto da un cliente o da un controllo.

Verifiche periodicheattrezzature e impianti

La cadenza si imposta una volta, e ogni verifica fatta genera da sola la successiva con lo stesso preavviso.

Il calendario si mantiene da solo, invece di essere ricostruito ogni anno.

Materia fiscale e legalefuori perimetro

La data si segnala come punto da portare a chi assiste l’azienda, senza nessuna interpretazione da parte del sistema.

Il promemoria arriva, e la valutazione resta di chi la firma.

Cosa fa il sistema, passaggio per passaggio

Il controllo gira ogni mattina all’ora concordata e guarda la finestra dei giorni successivi. Ogni passaggio lascia una riga di registro, quindi a fine mese si sa cosa è stato segnalato, a chi, e cosa ne è stato.

PassaggioCosa succedeCosa ottenete
Il censimentouna volta sola

Le date si raccolgono da contratti, fogli, calendari e documenti in arrivo, e ognuna riceve un tipo e un proprietario.

Per la prima volta esiste l’elenco completo, e quasi sempre è più lungo del previsto.

Il preavvisodiverso per tipo

Ogni tipo di scadenza ha la propria distanza di avviso, calcolata sul tempo che serve davvero per agire.

L’avviso arriva quando si può ancora fare qualcosa, non il giorno prima.

Il filtrosolo cosa richiede un’azione

Le scadenze già gestite, rimandate o senza azione possibile non generano avvisi e restano consultabili.

Quello che suona corrisponde sempre a qualcosa da fare, quindi lo si guarda.

Il destinatarioun nome, non tutti

Ogni avviso ha una persona sopra e resta aperto finché quella persona non dichiara cosa ha deciso.

Nessuna scadenza che riguarda tre persone e viene guardata da nessuna.

La revisioneogni mese

Si conta quanti avvisi sono stati chiusi senza fare niente, e i tipi che li producono si tolgono o si tarano.

Lo scadenzario resta leggibile invece di gonfiarsi fino a diventare rumore.

La misura che quasi nessuno tiene

L’indicatore concordato è la quota di scadenze anticipate con il preavviso stabilito, e si misura come si misurano gli altri: si guarda com’è oggi su un periodo reale, si fissa la soglia che il lavoro deve superare per non essere considerato fallito, e la si confronta dopo.

Il secondo numero è quello che tiene in vita il sistema, e quasi nessuno lo raccoglie: quanti avvisi vengono chiusi senza che nessuno faccia niente. È la traduzione diretta del dato clinico citato sopra, applicata a un ufficio.

Quando quella quota cresce, la risposta non è mandare avvisi più insistenti. Si alzano le soglie, si tolgono tipi di scadenza dall’elenco di quelli che suonano, e si controlla che ogni avviso rimasto abbia ancora un’azione possibile dietro.

Cosa parte da solo e cosa aspetta una persona

Parte da solo tutto il controllo: la lettura delle date, il calcolo dei preavvisi, il filtro, l’instradamento al destinatario e la segnalazione di quello che resta aperto oltre il termine. Sono lavori ripetitivi che non impegnano l’azienda verso nessuno.

Non parte da solo niente che valga come decisione o come comunicazione. Una disdetta, un rinnovo, un ordine di ripristino e qualunque messaggio verso un fornitore o un cliente restano preparati e in attesa, perché sono scelte. Il ragionamento completo sta nella pagina sui principi con cui costruiamo.

La stessa cosa cambia nome secondo il mestiere

Il meccanismo è identico, la scadenza no. Conviene guardare il proprio caso, perché è lì che si capisce quale data oggi vive solo dentro la testa di qualcuno.

SettoreLa scadenza che si perdeDove si vede
Agroalimentareed export

La validità di un certificato o di un’analisi, scoperta scaduta mentre un buyer estero la sta chiedendo per sdoganare.

Come si ottiene un certificato sanitario per l’export

Ristorazionee bar

Le verifiche periodiche delle attrezzature e i rinnovi dei contratti di fornitura, che si rinnovano da soli a condizioni vecchie.

Il servizio di una sala che squilla a vuoto

Ospitalitàstrutture ricettive ed eventi

I termini con i portali e con le agenzie, e le scadenze di pre-stagione che arrivano tutte insieme nel mese peggiore.

La pre-stagione di una struttura ricettiva

Cosa questo pezzo non fa

Non interpreta le scadenze fiscali e legali. Le segnala come punto da portare a chi assiste l’azienda, con la data e il documento allegato, e si ferma lì, come facciamo su ogni materia che ha conseguenze su una dichiarazione o su un contratto.

Non manda comunicazioni al posto vostro. Prepara, segnala e tiene aperto: la disdetta, il rinnovo e la richiesta a un fornitore restano gesti di una persona.

Non estrae da solo le date dai documenti che non ha mai visto. La lettura dei documenti in arrivo, con la verifica prima che un dato entri, è un pezzo a sé: se ne occupa l’inserimento automatico documenti, e i due lavorano bene insieme. Quello che è successo nel mese finisce nella reportistica mensile.

Domande e risposte

Perché non avvisare su tutte le scadenze?

Perché un avviso che arriva sempre smette di essere letto, ed è misurato. La revisione di van der Sijs sulla rivista dell’associazione americana di informatica medica, su 17 studi, riporta che gli avvisi di sicurezza sui farmaci vengono ignorati dai medici fra il 49% e il 96% delle volte.

Sono avvisi che riguardano la salute di un paziente: se vengono ignorati quelli, un promemoria su un rinnovo di contratto ha vita ancora più breve. Quindi la soglia per mandare un avviso è alta per costruzione, e ciò che non richiede un’azione resta nell’elenco senza suonare.

Che scadenze si possono controllare?

Quelle che hanno una data certa e un’azione possibile: rinnovi taciti di contratti e forniture, termini di disdetta, certificazioni e analisi con validità a termine, verifiche periodiche di attrezzature, scadenze di listini e accordi commerciali, rinnovi di dominio e di licenze, adempimenti interni ricorrenti.

Restano fuori le scadenze che dipendono da una valutazione fiscale o legale. Quelle si segnalano come punto da portare al proprio consulente, e non ne diamo interpretazione.

Come si evita che l’avviso diventi rumore?

Con tre scelte fatte prima. Ogni avviso ha un destinatario dichiarato, perché un avviso mandato a tutti non è di nessuno. Ogni tipo di scadenza ha il proprio preavviso, perché un contratto con novanta giorni di disdetta e un rinnovo di dominio non si segnalano nello stesso momento.

E l’avviso non interrompe: arriva in un posto in cui si va a guardare, con l’urgenza scritta accanto. La revisione del 2019 sulla stessa rivista misura che gli avvisi che interrompono vengono accettati nel 38,67% dei casi contro il 61,57% di quelli che non interrompono.

Serve un gestionale nuovo?

No. Le date si raccolgono da dove stanno già: contratti in cartella, fogli di calcolo, calendari condivisi, scadenze estratte dai documenti che entrano in azienda. Dove un sistema interno si apre dall’esterno le date si leggono direttamente; dove non si apre, si parte da un elenco condiviso con gli stessi campi, che resta compatibile con qualunque cosa arrivi dopo.

Il lavoro vero è il primo censimento delle scadenze esistenti, e si fa una volta.

Come si misura se sta funzionando?

Con la quota di scadenze anticipate con il preavviso concordato, che è l’indicatore, e con un secondo numero che quasi nessuno tiene: quanti avvisi vengono chiusi senza che nessuno faccia niente.

Se quella quota cresce, lo scadenzario sta diventando rumore e va tarato, alzando le soglie o togliendo tipi di scadenza. Un sistema di avvisi che nessuno rivede si trasforma in un altro elenco da ignorare nel giro di pochi mesi.

Note sulle fonti

  1. Il 49% e il 96% vengono da van der Sijs, Aarts, Vulto e Berg, Overriding of Drug Safety Alerts in Computerized Physician Order Entry, Journal of the American Medical Informatics Association 13(2), 2006, pagine 138-147, revisione di 17 studi, citata testualmente. Misura medici davanti ad avvisi clinici, non impiegati davanti a un promemoria di contratto: la usiamo per il principio, che è la caduta di attenzione su avvisi frequenti, e non per trasferire la percentuale al vostro ufficio.
  2. Il 38,67% contro il 61,57% viene da Hussain, Reynolds e Zheng, Medication safety alert fatigue may be reduced via interaction design and clinical role tailoring, stessa rivista, 2019, revisione sistematica che ha selezionato 39 articoli su 1.011. Stesso limite di campione, e gli autori avvertono che i diversi studi calcolano l’accettazione in modi non confrontabili fra loro.
  3. Non pubblichiamo il numero di minuti che servono per riprendere un lavoro dopo un’interruzione. La cifra che circola ovunque su questo punto non compare nello studio a cui viene attribuita: nasce da dichiarazioni successive dell’autrice in interviste, e ripeterla darebbe a un’impressione l’aspetto di una misura.
  4. Non pubblichiamo nessuna cifra sul costo medio di una scadenza mancata. Le stime disponibili misurano grandi organizzazioni con contratti di tutt’altra scala, e cambiano di molto fra una rilevazione e l’altra della stessa fonte. Il costo si conta sul proprio caso, guardando i rinnovi taciti degli ultimi due anni.
  5. Questa pagina non riporta risultati ottenuti presso un cliente, perché questo pezzo non è ancora stato consegnato a un cliente. Le prove citate sono verifiche di funzionamento fatte in prova.
·Il passo successivo

Quindici minuti, col vostro caso davanti.

Contate i contratti che si sono rinnovati da soli negli ultimi due anni senza che nessuno abbia deciso di rinnovarli. Se il numero non si sa, quella è già la risposta più utile. In quindici minuti al telefono la guardiamo insieme e vi diciamo da dove conviene partire, anche se poi non lavoreremo insieme.

Risponde Mattia Esposito, che poi costruisce il sistema: non c’è un commerciale in mezzo. Se preferite misurare da soli prima di parlare, il Diagnostico è venti domande e cinque minuti.