Sistemi AI2 settembre 20267 minuti di lettura

Presenza su motori e assistenti AI. Vi citano quando qualcuno chiede.

Qualcuno scrive la vostra domanda su Google, o la fa a un assistente. Riceve una risposta scritta, con dentro tre o quattro nomi. Questo pezzo lavora perché uno di quei nomi sia il vostro, e perché si sappia se sta succedendo.

In breve

L’obiettivo è comparire nella risposta. Non arrivare primi su una parola generica, ma essere il nome che compare quando qualcuno descrive il problema che voi risolvete.

Le due partite si misurano con due numeri diversi. Sui motori contano posizione e clic. Sugli assistenti conta la citazione, perché il clic quasi non arriva: 8% contro 15%, misurato dal Pew Research Center.

Non servono file speciali. Google scrive nella sua guida che non serve nessun file, nessuna marcatura e nessuno schema «per l’AI». Quello che pesa è una risposta vera a una domanda stretta.

Questa è la scheda di un singolo pezzo del sistema. Gli altri pezzi, e il criterio con cui si sceglie da quale partire, stanno nella pagina dei servizi.

Chi cerca oggi riceve una risposta, non un elenco

Il clic si sta staccando dalla ricerca, ed è misurato. Il Pew Research Center ha seguito la navigazione reale di 900 adulti statunitensi su 68.879 ricerche nel marzo 2025: dove compare il riassunto generato si clicca su un risultato l’8% delle volte, contro il 15% dove non compare.

Il numero che conta di più è il terzo: solo l’1% clicca le fonti citate dentro la risposta. Chi legge prende l’informazione e va avanti, e il nome citato resta l’unica cosa che si porta dietro. Per questo la citazione è il risultato, e il traffico che ne segue è un effetto laterale.

La stessa cosa si vede dal lato di chi pubblica. Ahrefs ha confrontato 300.000 parole chiave, metà con il riassunto generato e metà senza: la pagina in prima posizione riceve il 34,5% di clic in meno quando il riassunto compare sopra di lei.

Restare primi e restare citati sono due lavori diversi. Il secondo non produce visite, produce il fatto che il vostro nome sia già nella testa di chi vi chiama.

Cosa cambia in pratica

Cambia chi vi chiama. Le richieste che arrivano da una pagina che risponde a una domanda operativa sono di gente che ha già quel problema in mano, e la conversazione parte da un punto più avanti rispetto a una richiesta generica arrivata da una pubblicità.

Il secondo cambiamento è che smettete di dipendere da un canale che si paga. Una pagina indicizzata continua a rispondere quando la campagna è spenta, e il costo che ha già avuto non si ripete ogni mese.

Il terzo è il più scomodo da accettare: diventate misurabili. Sapete quante domande vi portano una risposta, su quali siete assenti e da quanto tempo, invece di credere di essere visibili perché il sito esiste.

Le domande le scegliete voi, e sono strette

Si lavora sulle domande operative che un compratore scrive davvero, mai sulla categoria. Una pagina che punta al nome di un intero settore compete con chiunque abbia un budget e non risponde a nessuno, mentre una pagina che risponde a una domanda precisa ha molte meno persone davanti.

Le domande buone si riconoscono da una cosa sola: qualcuno ve le ha già fatte al telefono. Il punto di partenza sono le richieste che vi arrivano già, scritte con le parole di chi le ha fatte e non con quelle del vostro listino.

Tipo di domandaCosa succedeCosa ottenete
La categoriauna o due parole

Chi cerca così sta ancora capendo di cosa si tratta, e davanti trova chi investe in pubblicità da anni.

Nessun risultato utile, e mesi spesi su una posizione che non arriverà.

La domanda operativauna frase intera

Chi cerca così ha un problema concreto in mano e sta cercando come si risolve, adesso.

Meno persone davanti, e chi arriva sta già valutando di comprare qualcosa.

Il nome dell’aziendachi siete

Chi cerca così vi ha già sentito nominare da qualcuno e sta controllando se esistete davvero.

Il controllo si chiude bene, e la trattativa non si ferma sul dubbio.

Cosa fa il sistema, passaggio per passaggio

Il lavoro sta in cinque punti, e ognuno lascia una traccia che si può guardare dopo. Nessuno di questi passaggi promette una posizione: promettono che la domanda a cui rispondete sia scritta da qualche parte in una forma che una macchina sa citare.

PassaggioCosa succedeCosa ottenete
Le domandecosa vi chiedono

Si raccolgono le richieste reali che vi arrivano e si trasformano in un elenco di domande scritte con le parole di chi le fa.

Un elenco di argomenti che qualcuno cerca davvero, invece di una lista di parole scelte a tavolino.

Le pagineuna risposta per domanda

Ogni domanda ha la sua pagina, con la risposta completa nelle prime frasi e il resto sotto, in passaggi che si reggono da soli.

Una pagina che risponde anche a chi ne legge solo tre righe, che è il modo in cui la leggono le macchine.

I dati strutturatichi siete, a macchina

Si dichiarano in forma leggibile da un programma il nome dell’azienda, cosa fa, dove lavora e le pagine pubbliche collegate.

Il vostro nome smette di essere ambiguo, e chi vi cerca trova voi e non un’azienda che si chiama uguale.

La coerenzalo stesso nome ovunque

Nome, indirizzo e recapito si allineano fra sito, scheda pubblica e profili, perché una differenza fra questi vale come due aziende diverse.

Le ricerche locali smettono di dividersi fra due versioni della stessa azienda.

La misuradue pannelli

Da un lato pagine indicizzate, impressioni e posizione media. Dall’altro un elenco fisso di domande riposte ogni mese a un assistente.

Sapete se state comparendo, dove e da quando, invece di dedurlo dal fatturato.

La misura sugli assistenti, che quasi nessuno costruisce

Sugli assistenti non esiste una Search Console, quindi il pannello si costruisce a mano e questo è il pezzo che regge il resto. Si fissa un elenco di domande, si ripone ogni mese la stessa domanda da una sessione pulita e si annota se l’azienda compare, in che punto e con quale frase.

La sessione pulita non è un dettaglio. Un assistente che vi conosce già perché ne avete parlato dieci minuti prima vi nominerà comunque, e quella risposta non misura niente. La stessa domanda, senza storia dietro, è l’unica che dice qualcosa.

Il pannello serve anche a fermarsi. Un fronte senza una condizione di uscita si trascina per inerzia, quindi si fissa prima quante domande devono cambiare stato entro quale mese perché il lavoro non sia considerato fallito.

Le menzioni pesano, e nessuno le compra

Ahrefs ha confrontato 75.000 marchi e le loro comparse nelle risposte generate. La correlazione più alta di tutte non è un fattore del sito: sono le menzioni su YouTube, a 0,737. Seguono le menzioni del nome sul web, fra 0,656 e 0,709, e gli ancoraggi col nome, fra 0,511 e 0,628.

L’autorevolezza del dominio, cioè la cosa su cui si vende quasi tutta la consulenza del settore, si ferma fra 0,266 e 0,326. Sono numeri da leggere per quello che sono, e gli autori stessi lo scrivono: «correlation isn’t causation», cioè potrebbero essere il segnale di un marchio già forte invece che una leva.

La conseguenza pratica è una sola, e sposta il lavoro fuori dal sito. Comparire dove si parla del vostro mestiere, con il vostro nome scritto per esteso, conta almeno quanto la pagina. Cercare menzioni finte non conta, e Google lo dichiara nella stessa guida.

Cosa Google dice di non fare, testualmente

Nella guida ufficiale sull’ottimizzazione per le funzioni generative Google smonta quasi tutto quello che oggi si vende come ottimizzazione per l’AI. Testualmente: «You don’t need to create new machine readable files, AI text files, markup, or Markdown to appear in Google Search».

Sui dati strutturati la posizione è altrettanto netta: non sono richiesti dalle funzioni generative e non esiste nessuno schema speciale da aggiungere. Restano utili per quello che hanno sempre fatto, cioè dire a una macchina cosa contiene la pagina, e su questo il sistema li usa.

C’è anche una prova sul campo. Su 1.885 pagine che hanno aggiunto dati strutturati, confrontate con quattromila pagine di controllo, le citazioni non sono salite: +2,4% su una funzione, +2,2% su un’altra, entrambi indistinguibili da zero.

Cosa parte da solo e cosa aspetta una persona

Parte da solo tutto quello che non impegna l’azienda: la raccolta delle domande, la misura mensile, i controlli tecnici sulle pagine e la segnalazione di quello che si è rotto. Sono lavori ripetitivi che nessuno guarda finché non producono un danno.

Non parte da solo niente che venga pubblicato. Ogni pagina, ogni scheda e ogni riga che porta il vostro nome passa da una persona che la legge e la approva prima che esista in pubblico. Il ragionamento completo sul vincolo umano sta nella pagina sui principi con cui costruiamo.

La stessa cosa cambia nome secondo il mestiere

Il meccanismo è identico, la domanda no. Conviene guardare il proprio caso, perché è lì che si capisce quale domanda vale una pagina.

SettoreLa domanda che porta un compratoreDove si vede
Agroalimentareed export

Quali documenti servono per spedire un campione in un paese preciso, e chi li firma. Chi la scrive sta per fare quella spedizione.

La giornata tipo di un piccolo produttore che esporta

Ristorazionee bar

Come si prenota, cosa c’è nel menu per chi ha un’intolleranza, se si può portare un cane. Domande fatte mentre si decide dove andare.

Il servizio di una sala che squilla a vuoto

Ospitalitàstrutture ricettive ed eventi

Quante persone entrano in una sala, quali date sono ancora libere in stagione, cosa è compreso. Domande che precedono la richiesta di preventivo.

La pre-stagione di una struttura ricettiva

Cosa questo pezzo non fa

Non promette una posizione e non promette una citazione. Nessuno controlla il risultato di un motore, e chi garantisce il primo posto sta garantendo una cosa che non possiede. Quello che si garantisce è il lavoro e la misura che dice se sta rendendo.

Non compra menzioni e non iscrive l’azienda a elenchi che promettono un collegamento. Molti profili gratuiti dichiarano apertamente di non dare nessun collegamento seguibile, e la voce che conta va verificata una per una prima di spenderci tempo.

Non scrive i testi da solo. La produzione dei contenuti, con la revisione umana dichiarata, è un altro pezzo: se ne occupano i testi e materiali commerciali. E la pagina su cui atterra chi arriva è un pezzo ancora diverso, la vetrina digitale integrata.

Domande e risposte

Serve un file speciale per farsi leggere dalle AI?

No, e chi lo vende sta vendendo una cosa che Google dichiara di ignorare. Nella guida ufficiale sull’ottimizzazione per le funzioni generative Google scrive che non servono nuovi file leggibili dalle macchine, file di testo per l’AI, marcature o Markdown per comparire nella Ricerca, e che non esiste nessuno schema speciale da aggiungere.

Quello che conta è che la pagina risponda davvero a una domanda che qualcuno fa, e che la risposta stia in un passaggio che si regge da solo.

Se l’assistente cita l’azienda ma nessuno clicca, a cosa serve?

Serve perché la citazione arriva a chi sta decidendo, e il clic in quel momento non è il gesto che conta. Il Pew Research Center ha seguito il traffico di 900 adulti statunitensi su 68.879 ricerche nel marzo 2025: quando compare la risposta generata si clicca su un risultato l’8% delle volte contro il 15% senza, e solo l’1% clicca le fonti citate dentro la risposta.

Chi vi trova così arriva dopo, e arriva sapendo già cosa fate. Per questo la misura non è il traffico ma la presenza nella risposta, verificata a domande fisse.

Quanto ci mette una pagina nuova a comparire?

Su un dominio giovane servono settimane, non giorni, e non c’è nessuna leva che compri quel tempo. Le cose che lo accorciano sono note e si applicano tutte: chiedere l’indicizzazione una pagina alla volta invece che in blocco, collegare la pagina nuova a pagine già indicizzate, e pubblicare in modo scaglionato.

Il segnale da guardare in Search Console è il rapporto fra pagine indicizzate e pagine inviate. Se si aggiungono pagine e quel rapporto scende, il motore sta dicendo che non le tiene.

Su quali domande conviene lavorare?

Sulle domande strette e operative che un compratore scrive davvero, mai sulla categoria. Una pagina che punta a un intero settore compete con chiunque abbia un budget, e non risponde a nessuno.

Una pagina che risponde a una domanda precisa, del tipo che si scrive quando si ha un problema concreto in mano, ha molte meno persone davanti e intercetta qualcuno che sta già cercando come si risolve. Le domande si scelgono insieme partendo da quelle che vi arrivano già al telefono.

Come si misura se sta funzionando?

Con due pannelli separati, perché misurano due cose diverse. Sui motori si guardano pagine indicizzate, impressioni e posizione media in Search Console, divise per telefono e computer, perché spesso raccontano storie opposte.

Sugli assistenti si tiene un elenco fisso di domande, si ripone la stessa domanda ogni mese da una sessione pulita e si annota se l’azienda compare e in che forma. Il secondo pannello si costruisce a mano, e senza quello non si sa niente.

Note sulle fonti

  1. Gli 8% contro 15% di clic e l’1% sulle fonti citate vengono dal Pew Research Center, luglio 2025, su navigazione reale registrata. Il campione è di 900 adulti statunitensi, osservati nel marzo 2025 su 68.879 ricerche: lo scriviamo perché chi legge questa pagina non è quel campione, e le abitudini di ricerca italiane potrebbero muoversi in modo diverso.
  2. Il calo del 34,5% del tasso di clic in prima posizione viene da Ahrefs, su 300.000 parole chiave divise a metà fra quelle con e quelle senza riassunto generato, marzo 2024 contro marzo 2025. È una società che vende strumenti per la ricerca organica, quindi ha un interesse nel risultato: lo citiamo perché il metodo è dichiarato e il confronto è fra gruppi.
  3. Le correlazioni fra menzioni e comparsa nelle risposte generate vengono da Ahrefs, su 75.000 marchi con dominio sopra una soglia di autorevolezza. Sono correlazioni, non cause, e gli autori lo dichiarano nel testo: potrebbero misurare marchi già forti invece di leve utilizzabili.
  4. Le indicazioni su cosa Google considera inutile stanno nella sua guida all’ottimizzazione per le funzioni generative. La prova sui dati strutturati è l’esperimento su 1.885 pagine contro quattromila di controllo. Quelle pagine ricevevano già oltre cento citazioni ciascuna, quindi il risultato dice cosa succede a chi è già visibile, e potrebbe non valere per chi non lo è ancora.
  5. Non pubblichiamo nessuna percentuale di aumento del traffico o delle citazioni. Le tecniche di scrittura usate qui hanno una misura dietro, presa da studi su campioni ampi, e restano un modo di scegliere come lavorare. Non sono una previsione sul vostro caso.
  6. Questa pagina non riporta risultati ottenuti presso un cliente, perché questo pezzo non è ancora stato consegnato a un cliente. Le prove citate sono verifiche di funzionamento fatte in prova.
·Il passo successivo

Quindici minuti, col vostro caso davanti.

Provate a scrivere a un assistente la domanda che vi fa un cliente al telefono, e guardate quali tre nomi escono. Se il vostro non c’è, quella è già la prima riga del pannello. In quindici minuti al telefono la guardiamo insieme e vi diciamo da dove conviene partire, anche se poi non lavoreremo insieme.

Risponde Mattia Esposito, che poi costruisce il sistema: non c’è un commerciale in mezzo. Se preferite misurare da soli prima di parlare, il Diagnostico è venti domande e cinque minuti.